atlantico rosso
GEAPRESS – E’ arrivata in mare, quasi in perfetta coincidenza con il summit sul clima di Parigi.

Notizie, tutto sommato, di serie B. Nessuno, infatti, ha chiamato in ballo Nostradamus e gli improbabili presagi di sventura che notoriamente si prelevano, modellandoli un po’, in occasione di apprensioni di carattere planetario. Al giorno d’oggi, infatti, un possibile cataclisma sembra essere avvalorato più da una profezia che non dalla lettura  dei dati scientifici.

Nel frattempo la grande macchia vagamente rossastra è arrivata in mare.

Il Brasile è lontano, così come lontano è sicuramente il Rio Doce avvelenato. Centinaia di chilometri di percorso fluviale, intossicati con l’equivalente di 20.000 piscine olimpioniche di fanghi di lavorazione (il paragone è del Ministero dell’Ambiente brasiliano) del minerale di ferro. Il Brasile è grande e se lo stesso Governo ha detto che si tratta del più grande “incidente ambientale” mai occorso da quelli parti, il problema deve essere serio. Eppure Nostradamus non ha detto niente. Dunque, a sentire le pulsazioni da ansia del mondo intero, il problema potrebbe non esistere così come le famose quote di emissione stabilite in altro importante summit internazionale, divenute oggetto di un grave ed anche un po’ ridicolo mercato di compravendite tra Stati poveri che non possono emettere ed altri che invece compensano l’iperdigestione (Italia compresa) acquistando pezzi di nulla dal terzo mondo.

Quote che comunque sono state superate e non solo per l’iperattività di Stati Uniti e Cina. Anzi, secondo alcuni osservatori potrebbero già essere impossibili da raggiungere i limiti che quest’ultimo Summit (quello di Parigi) si prefiggerebbe per evitare il punto di non ritorno. Si tratterebbe degli irrefrenabili effetti a catena generati dall’innalzamento delle temperature.

Nostradamus e san Malachia, dovevano avere la testa altrove.

Peccato, perchè in un’era basata sulle illusioni, solo loro potrebbero generare un minimo di preoccupazione a livello planetario tanto da imporre, finalmente, un cambiamento di rotta nelle politiche energetiche e non solo. Le energie utilizzate rappresentano il metro dei nostri consumi. Sono il carburante del nostro modo di vivere. Eppure sembrano fantascienza anche le note critiche sul consumo di carne. Mettendo da parte la salute di vitelli, agnelloni e galletti per spiedi, poco o nulla viene detto sul concentrato di energia che, ad esempio, comporta l’alimentazione carnea.

Il Governo Brasiliano, in un comunicato del suo Ministero dell’Ambiente, è arrivato a dichiarare di volere trasformare, grazie alla rinaturalizzazione del Rio Doce, il disastroso evento nel nuovo bigliettino da visita del paese. Un fiore all’occhiello, insomma, che però già pochi giorni dopo l’annuncio, è stato detto che dovrà attendere almeno dieci anni (tempo stimato dallo stesso Governo per la rinalutarizzazione). Con l’esclusione di quanto avverrà in mare, la prime stime sul successo dell’operazione (sempre che le ciclopiche opere verranno portate a termine) è previsto in un quarto di secolo. Speriamo che ci riescano, anche perchè, guardando le mappe satellitari della zone dove ha avuto inizio il disastro, di laghi artificiali rossastri nei pressi della terra raschiata a cielo aperto, se ne vedono ben più dei due alluvionati a valle.

Intanto dalle coste brasiliane (sempre secondo fonti governative), si trasferiscono nidi di tartarughe, mentre alcuni pesci, uccelli ed anfibi in via di estinzione sono stati portati via dalle rive del Rio Doce verso una sorta di Arca di Noè da dove  verranno liberati una volta finita la naturalizzazione. Forse, però, ci penserà la natura, con la stagione delle piogge che diluirà i fanghi scaricando lentamente a mare i loro veleni. Come sta avvenendo per le zone contaminate di Chernobyl con il bacino del fiume Dnepr nel Mar Nero; pian pianino, senza destare preoccupazione. Nessuno sa, invece, dove si dovrà sistemare nel tempo l’acqua di raffreddamento che, dai reattori di Fukushima, viene raccolta all’interno di enormi cisterne.

Già oggi, a distanza di 24 giorni dal disastro del Rio Doce, alcuni giornali sperano nell’azione positiva delle piogge. Il tempo passa e la memoria è corta. Speriamo che a Parigi le cosa vadano in maniera diversa.

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