cile caccia cani
GEAPRESS – Animalisti sul piede di guerra ed una promessa in calce ad ogni loro comunicato: “la lotta continua”. Questo perchè le recenti polemiche sull’uccisione dei cani cileni si richiamano a fatti oramai datati. La proposta del Ministero dell’Ambiente di modificare la legge sulla caccia risale infatti al 2012 (vedi articolo GeaPress). In quel contesto è nato quello che gli animalisti definiscono un errore terminologico.

Tra gli animali dannosi, infatti, è stato inserito il “cane selvatico”, altresì indicato con il termine di “bravío”. Esiste, però, il cane selvatico cileno? Secondo gli animalisti, no. Per questo i cani randagi o non padronali, dovrebbero essere considerati in altra disciplina e non certo in quella sulla caccia.

A confermare tale tesi potrebbe essere lo stesso elenco di animali dannosi,  introdotto nel Decreto del Governo. In tutto 22 specie che però potrebbero essere definite quasi tutte “riselvatichite”. Tra queste, ad esempio, la Lepre europea e la Volpe grigia, ma anche il Passero domestico, il Visone ed altri ancora. L’errore terminologico, forse, è addirittura in secondo piano rispetto a quello utilizzato per la classificazione delle diverse specie. Nel Decreto, è infatti prioritaria la definizione di “animale dannoso”, a prescindere, cioè, se trattasi di specie selvatica oppure no. Secondo gli animalisti, seguendo lo stesso principio, la tigre dello zoo dovrebbe essere definita un animale domestico.

La legge sulla caccia cilena è un provvedimento ampio che considera altre normative, tra cui quella Cites. Tra le specie protette sono elencati anche insetti, anfibi, rettili. Una particolarità che in Italia non esiste, visto che l’impostazione della legge sulla caccia si basa sulle specie omeoterme, ovvero uccelli e mammiferi. Per tutte le altre Classi, non esiste una legge sulla cosidetta “fauna minore”. L’eventuale  grado di protezione viene ricavato nell’ambito di applicazione di Regolamenti e Convenzioni Internazionali, spesso applicati in maniera confusa se non addirittura contraddittoria.

Giova poi ricordare le recenti discussioni parlamentari italiane sulla possibilità di uccidere lupi ed orsi, per non parlare della povera Nutria, fatta “uscire” dalla legge sulla caccia ed ora considerata come un ratto (vittima anche lui).

Sempre in tema di altre leggi (che in quasiasi momento potrebbero servire da supporto a nuovi provvedimenti) come non ricordare il recepimento della cosidetta Direttiva Vivisezione del settembre 2010? I cani, come gatti e furetti, potrebbero essere uccisi  da un tiratore esperto (… italiano …) tramite un “colpo a proiettile libero con fucili, pistole e munizioni adeguate”. Se cuccioli, invece, con un colpo di percussione in testa. Così, infatti, riporta il Decreto del Governo italiano del febbraio 2014, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 26 del 4 marzo 2014. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, non Cilena.

Poco importa, poi, se la legge sul randagismo (italiana) vieta la soppressione dei randagi. Basta una piccola variazione terminologica, indubbiamente difficile da ipotizzare, ma già avvenuta in Cile.

E’ forse questa la gravità di quanto successo. Il tutto è accaduto in un paese molto simile all’Italia.

Intanto i cani randagi cileni, sono stati posti sullo stesso piano dei ratti e per loro lo sterminio è davvero cominciato.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati