Condannato alla reclusione di due, tre, forse quattro mesi. Quante volte si è letto in un comunicato di tali “condanne” per maltrattamento o uccisione di animali? Per non parlare di chi riporta la previsione di pena senza null’altro specificare. “Rischia fino a 18 mesi” (maltrattamento), “rischia fino a 24 mesi di reclusione” (uccisione di animali). Vero, perché questo è scritto nella legge. In pochi però specificano che la “reclusione” non equivale a “prigione”, come da spot imperante specie dopo l’approvazione della legge 189/04. La colpa non è del Giudice e men che meno delle Forze dell’Ordine (entrambi i reati non consentono l’arresto in flagranza), ma della legge e delle sue previsioni troppo basse.

L’ultimo caso arriva da Bologna e precisamente da Castel di Rio. Fatti avvenuti il primo gennaio ma resi noti solo ieri dai Carabinieri. Una persona già conosciuta, tanto che alla chiamata pervenuta al 112, gli stessi  Carabinieri, considerata la pericolosità dell’uomo, sono intervenuti in forze con due pattuglie. “L’ennesima denuncia“, così viene riportato nel comunicato dell’Arma. L’ennesima denuncia ai danni di un soggetto al quale si è dovuto pure minacciare l’abbattimento della porta di casa per poterlo raggiungere.

La vittima è un uomo, trovato steso in terra e brutalmente pestato. A quanto pare l’aggressore è noto in paese, tanto che vi sarebbero persone che ne temono le ritorsioni. C’è inoltre una seconda vittima. Un cane meticcio, magro e malnutrito, che risulterebbe maltrattato più volte. In ultimo una violenta bastonatura tanto da far dire ai Carabinieri di avere così aggiunto il reato di maltrattamento di animali ad una sorta di “collezione“.

I reati ora contestati riguardano le lesioni personali, violenza privata, omissione di soccorso aggravato e ubriachezza abituale. Volendo fare un raffronto con chi annuncia quasi equivalenze di “prigione” per il maltrattamento di animali, basti dire che trattasi in alcuni casi di reati pesanti. Il soggetto è stato tradotto in carcere ma non per i reati contestati il primo gennaio e men che meno per l’effimero maltrattamento. Un ordine di custodia cautelare arrivato il giorno dopo. Resistenza a Pubblico Ufficiale, fatto commesso nel 2011. Forse qualcosina, il maltrattamento di animali, potrà incidere sul cumulo totale della pena, visto che dal comunicato dei Carabinieri sembrerebbe potersi dire che trattasi di un pregiudicato. Se queste, però, sono le condizioni per realizzare lo spot di legge, andiamo bene.

Dunque diffidate dalle imitazioni del termine “prigione”. Quando questa parola vi sembra apparire tra le righe di un comunicato che annuncia  “arresto” (come negli ancora più deboli reati venatori) o “prigione”, chiedete che venga anche specificata qual è la potenziale pena detentiva (…e che non sia, peraltro, alternativa). Viceversa è un po’ come parlare di un milione di posti di lavoro.

La Redazione di GeaPress

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