fucili caccia III
GEAPRESS – Ha fatto finalmente capolino  la notizia che la Regione Siciliana si appresta a votare una legge sulla caccia che prevede una serie di liberatorie alle istanze storiche del mondo della caccia.

Possibilità di cacciare nei demani forestali, slittamento del termine della stagione venatoria, caccia in aree SIC e ZPS, selezione di animali in periodi extra, deroghe ed altre calibrate corazzate  le cui rotte stanno portando allo sbando il concetto stesso della caccia, ossia una deroga (motivata e limitata) alla superiore esigenza di proteggere la fauna selvatica.

La proposta di legge è ormai in dirittura di arrivo. Manca solo il passaggio finale in Aula ed il gioco è fatto. Nessuna reale opposizione è stata sollevata neanche quando i Deputati protagonisti di tale cavalcata venatoria (due o poco più sui numerosi Onorevoli che la Regione Sicilia mantiene) hanno presentato un quadretto idilliaco raffigurante un armonico allineamento tale da evitare smagliature foriere di ricorsi al TAR.

Qualcuna ha spiegato tale risultato come quello di una robusta intromissione  nell’emergenza “cinghiali” che la Sicilia ha vissuto questa estate. La proposta, però, è ben più antica di tale emergenza ed il fattore cinghiale ha forse costituito la valvola che ha sparato il tutto all’interno di un testo che era però già esecrabile.

Vero oppure no, la sostanza non cambia, dal momento in cui, né prima né dopo, si è alzata voce di opposizione. Stentano a sollevarsi anche ora, nonostante quanto successo, salvo l’intervento del CABS (che ha scovato anche la questione “furetto”) e dell’ENPA di Roma. Hanno fatto tutto i cacciatori, scatenando pure l’opposizione grazie agli “idilliaci” articoli di presentazione del voto in Commissione.

L’intervento del Governo nazionale viene ora  dato per scontato. Chi infatti ha uscito fuori (in ambito venatorio) la questione del TAR che non avrà più niente da impugnare, scorda o ignora che innanzi a tale Tribunale ci si va per i ricorsi amministrativi, ossia (per la materia in questione) contro i calendari venatori. Se il calendario venatorio, però, discende da una legge carlona, c’è poco da andare al TAR. Abolito il Commissario dello Stato (che nel passato aveva riservato parole di fuoco contro le pugne legislative dell’Assemblea Regionale Siciliana), si deve ora ricorrere al Governo e da qui alla Corte Costituzione.

In definitiva passa più tempo e nel frattempo i calendari venatori non più impugnabili rimangono in vigore.

I cacciatori, in fin dei conti,  hanno fatto solo il loro “dovere”, come in altre regioni  d’Ialia (basta vedere le innumerevoli leggine pro-uccellagione delle regioni del nord Italia, ora bloccate dalle procedure d’infrazione dell’Unione Europea). Una nuova perla da incastonare quando tutto verrà giù. Una perla nera per chi non ha fatto niente lasciando la lobby di due o poco più persone libera di  fare quello che volevano.
© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati