Lo spazio che mi è concesso per vivere è più piccolo di un foglio A4 (quello delle fotocopie, per intenderci), non posso distendere le ali, non posso razzolare, non posso fare bagni di terra, non posso appollaiami, non posso deporre le uova in un nido; la mia prigione è una gabbia, condivisa con quattro o cinque sorelle, impilata tra altre gabbie.

Ci tagliate il becco e ci chiedete uova, uova a più non posso e quando non siamo più capaci di deporne ci trasformate in dadi da brodo. Con l'”ovetto” del mattino e con la pastina serale mangiate la nostra agonia.
Siamo milioni in queste condizioni, dicono quaranta. Ci sono anche le sorelle chiuse nei capannoni, vivono in dieci/dodici per metro quadro, anche loro senza posatoi, senza nidi e senza luce solare.
Buon Natale da tutte noi, Buon Natale a chi non ci condanna a questa vita terribile, a chi ritiene che la vita della Gallina sia unica ed irripetibile come la propria vita.
Buon Natale.

Ci rappresentano con un fiorellino in bocca, felici di pascolare e di farci mungere, chiamate per nome, una per una. Gettiamo sangue ogni giorno, invece. Sangue travestito da latte bianco, non rosso, perchè gli umani sono diventati daltonici: il rosso sangue proprio non lo vedono più!
Alcune di noi possono muoversi all’interno del capannone detto stalla, che in comune con la stalla di Betlemme proprio non ha niente, altre sono condannate alla catena perpetua; solo qualcuna dispone di un piccolo spazio all’aperto. Siamo sempre in tante. Le Mucche delle pubblicità televisive sono pochissime.
Siamo madri per forza, separate dai nostri figli per forza, obbligate a produrre litri e litri di latte (circa quaranta) ogni giorno per forza: i nostri figli non ne berranno un goccio, voi ed i vostri figli invece sì … e con gli enzimi presenti nello stomaco dei nostri cuccioli voi ed i vostri cuccioli mangerete formaggi e “delicatessen”.
Buon Natale da tutte noi, Buon Natale a chi non ci condanna alla meccanizzazione, a chi ha scelto di non sorbire un alimento adatto, di fatto, solo al lattante, a chi sa vedere il sangue nel candore del latte.
Buon Natale.

Veniamo catturate, e uccise, per le nostre ovaie, che dopo la salatura vengono servite sulle vostre tavole. Siamo delle Storioni, ma ci chiamate caviale. In occidente, tradizionalmente, siamo sulle tavole ricche; ma ‘altre’ pesci sono spremute a morte per l’ingordigia di palati meno abbienti, noi ci siamo quasi estinte, intanto altre sorelle ed altre cugine sono condannate alla nostra sorte. Più che uova di beluga siamo granuli di disperazione.
Buon Natale da tutte noi, Buon Natale a chi non ci condanna alla cattura, alla morte per soffocamento, all’estinzione.

Buon Natale da tutte/tutti noi della Redazione di GeaPress, Buon Natale a Voi che, tutti i giorni, ci cercate, ci leggete, ci clickate, ci condividete: insieme facciamo la differenza!

Buon Natale.

Elisa D’Alessio
Presidente associazione GeaPress

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