In una nota diffusa ieri dal Partito Democratico, Marco Ciarafoni (Dipartimento Ambiente – Responsabile per le politiche relative alla fauna e alla biodiversità dello stesso Partito) è intervenuto nel merito dell’impegno animalista dell’On.le Brambilla. In sintesi Michela Vittoria Brambilla viene accusata di “lanciare manifesti che hanno solo un taglio propagandistico“.

Ognuno la pensi come vuole. A Ciarafoni, però, diciamo che si poteva evitare il cappello favorevole al “protagonismo culturale e secolare di uomini e animali” a proposito di sagre, fiere e manifestazioni. Per noi una corretta formulazione di quella frase, doveva portare ad una chiusura diversa. Non “uomini e animali“, bensì “uomini con animali“. Ciarafoni, però, è anche Vicepresidente Nazionale di Arcicaccia, dunque possiamo comprendere quello che per noi rimane comunque un errore. Poi, un cavallo del Palio di Siena è indubbiamente protagonista. Su questo, purtroppo, non ci sono dubbi.

Che il voto dei cacciatori sia notoriamente diviso e conteso tra diverse coloriture (come tutta l’Italia che in qualche maniera si muove e fa muovere) non è un mistero per nessuno. Il PD avrà ancora lungamente bisogno di loro, così come del resto è per altre realtà dell’associazionismo venatorio ed altri partiti. Certo un associazionismo in questo caso dettato dalla legge, ma tant’è. Se così non era, magari i seguaci di Diana si potevano contare meglio, anche in termini di appoggio alla politica partitica. Una differenza, tra l’associazionismo animalista e quello venatorio. Spontaneo il primo (almeno alle origini) e non ex legge.

Per chi crede, però, che i diritti degli animali siano imprescindibili non solo come dato oggettivo, ma anche per la maturazione culturale della nostra società (a proposito di sagre e feste), bisogna essere chiari. Poi, si potrà continuare a votare PD, come PdL o chissà come Berlusconi lo vorrà chiamare. Basta sapere che tutto sarà più direttamente concertato (anche nel caso di alleanze) in una linea comune. Se vogliamo, come dicono alcuni, si accetta il compromesso. Ce ne fu uno “storico”, perchè non dovrebbe essercene un altro sulle politiche pro diritti animali? Una linea politica, da accettare per il bene del Governo del paese ma anche del Partito di appartenenza. Basta non abdicare, però, almeno sul piano dell’informazione.

Da poche settimane, forse solo giorni, si è preso atto che l’art. 14, tanto promosso dall’On.le Brambilla, è di fatto morto. Un nuovo, l’ennesimo impegno animalista, distrutto dai potenti gruppi imprenditoriali? Sarebbe stupido non aspettarsi che questo non avvenga. Certo, la Leal ed il Comitato per il Garante Diritti Animali UGDA, hanno più volte sottolineato che quell’articolo, così come formulato, non avrebbe vietato niente, anzi, poteva addirittura risultare peggiorativo. La sensibilità animalista è grande, ed è normale che non vi sia identità di vedute. Certo, però, che quell’articolo 14 (morto non da poche settimane ma da molti mesi) portava con sé una fortissima valenza mediatica. Basti pensare alla supposta chiusura di Green Hill.

Valenza mediatica che vale per entrambe le parti. Anti vivisezionisti e pro-sperimentazione animale. Poi, però, ci stavamo scordando che se l’Italia non faceva notare all’Europa entro la fine dell’anno il già divieto di sperimentare su cani e gatti randagi, la norma (antecedente della disposizione europea) sarebbe decaduta. Attenzione: il Ministero non ha ancora diffuso il numero di protocollo relativo alla comunicazione da inviare agli uffici europei. Speriamo non avvenga sotto Natale, tanto per sentirci più buoni con il prossimo (peloso e alato). Poveri animali appartenenti a specie in via di estinzione, invece. Nessuno, infatti, ha fatto notare che la legislazione nazionale prevede anche per loro il divieto di sperimentazione. La nuova direttiva europa, no. Un fatto diverso dall’art. 14, essendo quest’ultimo portatore di istanze nuove. Quindi, dice la Direttiva del 2010, suscettibile di infrazione.

Eppure per promuovere l’art. 14 abbiamo assistito ad una passerella autorevole. Addirittura il Presidente del Senato Renato Schifani che teneva i cuccioli di Green Hill. Poi il Sottosegretario alla Salute Cardinale che tanto è stato promosso per il suo impegno. Peccato che poi è andato a dichiarare che la vivisezione in Italia non esiste. Per non parlare dei dati sul randagismo. Cardinale osannato in casa animalista, per il buon lavoro svolto. Ma per cosa? Per i fondi praticamente annullati per i prossimi tre anni e per i dati estrapolati da mago merlino? Pensate che il Ministero della Salute ha presentato quest’anno stime sul randagismo ottenute mescolando dati del 2006 (evitiamo commenti sulla stesura di allora) con i pochi affluiti dalle regioni. Siamo di fatto ad un livello di attendibilità ancora inferiore alle estrapolazioni sui presunti consumi riportati nella bolletta della luce. In questo caso, a rettificare il conto arriva il “conguaglio”. Si regola, tra i consumi evidenziati dal contatore e quelli precedentemente addebitati sulla base dei raffronti con le bollette passate. Nel caso dei “consumi” del randagismo, il contatore, però, non esiste. I dati diffusi sono ottenuti dal raffronto del nulla con il molto poco di sei anni prima. Potremo così già fornirli per il 2008, 2014 e 2020. Avremo fatto centro, come potrebbe averlo fatto mago merlino.

A chi conviene tale informazione? Senza nulla togliere alla serietà del Sottosegretario Cardinale che quei numeri li ha avuti forniti e men che meno al Presidente del Senato Schifani, noi, però, riflettiamo su un punto. Entrambi gli autorevoli esponenti sono palermitani. Il Sottosegretario ha lungamente occupato ruoli di primo piano nel Policlinico di Palermo (dove si pratica la sperimentazione). Al di là di questo, a noi piacerebbe sapere cosa, nei lunghi anni di carriera, i due esponenti hanno fatto per gli animali della loro città. Fosse solo una dichiarazione per i cavalli con la testa spaccata che si rinvengono periodicamente in strada come effetti probabili delle corse clandestine. Per non parlare dei loro ricoveri. Non nelle periferie. Ma in centro città. A due passi dalla centralissima piazza Politeama e notissimi alberghi a cinque stelle. Ci sarebbe poi il problema del randagismo, ma qui andiamo bene. Lo dicono i dati.

Sono questi i riferimenti dell’animalismo? Pensate veramente che sia così ininfluente l’abbaglio del Presidente del Senato che tiene i cuccioli di Green Hill? Ognuno è libero di andare con chi vuole. Con i riferimenti di Ciarafoni come della Brambilla o Berlato (Onorevole veneto PdL a favore delle cacce di tradizione). Però guardiamo le cose come stanno. Quanto disposto dall’articolo 14, andava proposto prima della votazione della Direttiva, e non dopo. Il Governo di allora era Berlusconi. In Commissione XIV del Senato si è scatenata indubbiamente una battaglia dai connotati propri della convenienza politica ma neanche il Ministro Moavero, ha potuto escludere la possibilità dell’infrazione. Oro colato, per i difensori della sperimentazione animale. Berlusconi ieri è tornato con una sorta di “amaro calice”. I giornali, nei giorni scorsi, hanno parlato di liste bonsai da attaccare alla nuova Forza Italia. “Dagli animalisti alla destra di Storace“, scriveva poi Repubblica.

L’articolo 14 era condannato da tempo. Già da prima dei beagle del Presidente Schifani. Ma se così non era e, come è stato scritto fino a poche ore addietro, la XIV Commissione mantiene la volontà di non approvarlo, ora, per lo stesso principio, si scenda in piazza. Con la crisi di Governo sarà sempre Berlusconi a mettere fine alle proposte contenute nell’articolo 14 (vere o fittizie che siano). Le stesse che il Governo italiano, il suo, non ha presentato prima dell’approvazione della Direttiva europea del 2010.

La Redazione di GeaPress

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