avvelenamento cani
GEAPRESS – Nelle scorse ore alcuni cani che stazionavano nei pressi di via Poulet a Catania, sono morti per la probabile ingestione di bocconi avvelenati. Tra questi animali, ricordano gli animalisti catanesi, anche due femmine sterilizzate, ovvero: al dramma anche la beffa. Non solo il dolore della morte ma anche il nullo effetto di un intervento opportuno contro il randagismo.

Immaginabili ora le polemiche, anche perchè l’ardire criminale di chi ha sparso il veleno si è spinto fino a due passi da un Commissariato di Polizia.

Il caso di Catania  non è ovviamente l’unico. Avvelenamenti di cani e gatti oltre che di fauna selvatica, sono purtroppo all’ordine del giorno ed in ogni parte d’Italia. Le operazioni di polizia, però, sono riuscite ad individuare i presunti colpevoli solo in pochissimi casi ed in genere in luoghi di aperta campagna, dove, cioè, potrebbe sembrare più difficile rintracciare l’avvelenatore.

In un bosco come altro luogo naturale, un nucleo di indiziati è  però più facile da circoscrivere rispetto ad un centro urbano. Scorrendo i comunicati delle Forze dell’Ordine, tra i moventi ipotizzati appaiono i litigi in ambito venatorio, per il pascolo o addirittura tra i cercatori di tartufi. Tutti hanno un unico comune denominatore: il controllo di una fetta di territorio. Quante persone gravitano su un territorio poco frequentato dall’uomo? Sicuramente molto meno e comunque più “motivate” rispetto ad un centro abitato. Occorre però rintracciare la prova e questa a volte si è raggiunta a seguito di elementi indiziari (come il ritrovamento dei prodotti utilizzati unito ad un valido movente) e più raramente con l’ausilio di telecamere. Ad ogni modo pochi, pochissimi interventi su tutto il territorio nazionale. In città, poi, siamo all’anno zero o poco più.

Perché tutto ciò? In Italia c’è un reato che fa scattare indagini eccezionali. Si chiama sequestro di persona ed anche grazie ad interventi non necessariamente di natura strettamente investigativa (come nel caso del blocco dei beni dei parenti) l’industria del sequestro, rispetto agli anni passati, non sembra fare più grandi affari. Un reato veramente potente e temuto anche per le pene molto severe che produce. Giova appena ricordare che era già così ancor prima di talune misure di rilevo in danno delle organizzazioni di stampo mafioso.

Cosa prevede la legge contro i maltrattamenti e/o uccisioni di animali? Non finiremo mai di ripeterlo: al di là di spot che cantano vittoria annunciando pane duro e miseria per i rei, niente di tutto ciò in realtà avviene. Basti considerare che non esiste la possibilità di arresto in flagranza di reato. Non solo. Per potere ipotizzare anche un solo secondo di carcere, occorrono previsioni di pena minima di quattro anni. Per i reati suddetti siamo invece ben al di sotto, non  delle  minime, bensì delle massime. Per chi crede che basta un qualsiasi reato per fare scattare provvedimenti di sequestro, come ad esempio le telecamere che tappezzano quasi ogni angolo delle nostre città, si sbaglia di grosso.

Possibile che l’avvelenatore di Catania, come di tante altre città, non sia rimasto immortalato in una delle tante telecamere di banche o di altra vigilanza? Per non parlare, poi, che il tutto è avvenuto nei pressi di un Commissariato. Venire in possesso di un filmato e visionare le immagini delle persone, non è però cosa così semplice. Occorrono reati veramente potenti, anche se molto meno di un sequestro di persona. Allo stato attuale, invece, quasi non c’è stimolo investigativo ed i reati che commettono ogni giorno sono veramente tanti.

Sui casi di avvelenamento, poi, tali inefficienze di legge sono elevate a potenza. Economicità e  libertà con la quale si acquista un prodotto micidiale, ma non solo. Basta considerare quale è la specifica norma contro gli avvelenamenti di animali: una semplice Ordinanza ministeriale. Si tratta di un documento che in  quanto tale, non può rimanere eterno ne tanto meno prevedere sanzioni di rilievo. Occorre, prima o poi, una conversione in legge, tant’è che le Ordinanze devono essere reiterate ed in linea teorica possono essere impugnate. Ad esempio da un produttore di questi veleni che però, dal provvedimento in questione, non ha nulla di cui temere.

Forse, però, il problema degli avvelenamenti è un po’ come il cane che si morde la coda. Sui sequestri di persona si raggiunse una diffusa percezione del problema da farlo elevare quasi fino ad un livello di allarme sociale. Questo nonostante le persone coinvolte nel dramma del sequestro erano indubbiamente una esigua minoranza della popolazione. Sui maltrattamenti in danno agli animali siamo ancora ben lontani da una ipotetica soglia di “tollerabilità”. Figuriamoci se ci mettiamo pure a strombazzare sugli animalismi del fare e le leggi potenti prodotte in difesa degli animali.

Certo le leggi sugli animali sono  più potenti (ma anche più complicate) rispetto a non molti anni addietro. Attenzione, però, a non confondere le idee. Se sono gli animalisti a dire che le leggi sono valide contando vittoria (come avvenuto, ad esempio, nel momento dell’approvazione della 189/04 annunciando la prigione) figuriamoci quanto al legislatore può interessare renderle veramente efficaci.

E’ un po’ come buttarsi la zappa sui piedi.  Solo che in questo caso non sono i nostri piedi, ma quelli degli animali.

La Redazione di GeaPress

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