vitello fango
GEAPRESS – Nuova allerta meteo, questa volta per l’estremo sud italiano. Saranno coinvolte Sicilia, parte della Calabria ed a salire fino al Salento, quasi secondo confini dei territori bizantini di fine primo millennio. I fenomeni naturali sono però poco inclini nel rispettare gli artifici con il quale l’uomo si illude tutt’ora  di sbeffeggiare la natura.

Muraglioni, cementificazioni, proprietà regno della burocrazia, rappresentano spesso un formidabile motore che impenna i potenziali distruttivi, finendo per concentrare ed accelerare la corsa di acqua e fango.

Quando arrivano precipitazioni  di una certa importanza, l’esperienza insegna che può avvenire  di tutto.

Bombe d’acqua e muri d’acqua, per un sistema che  il fango l’ha ormai integrato al suo interno. Annullate la casse d’espansione  e letti di piena dei fiumi per far posto a centri abitati e produttivi. Coste ridotte ad un reticolo di cemento fino a pochi metri dal mare, per un consumo del suolo da metastasi cementizia ben descritto nell’ultimo numero di IdeAmbiente, bimestrale pubblicato dall’Ispra. In Italia si procede al ritmo di sette metri quadrati al secondo “con danni irreversibili per l’umanità e l’ambiente”. L’inserto “Consumo del Suolo”, informa che si è persino andati ad invadere il 2% delle zone considerate non consumabili quali montagne, aree a pendenza elevata e zone umide.

Un  sistema fragile che tende a crollare al primo scossone ed iniziando dai più deboli. Tra questi ci sono  gli animali allevati dall’uomo. In particolare a pagare le conseguenze più gravi, sono quelli da reddito.

Parlando con il personale della Protezione Civile, sorprende la pressoché totale assenza degli animali selvatici tra le vittime delle alluvioni. Fuggono in tempo, conoscono le ancestrali vie che li  portano in salvo, agiscono secondo natura. Bisognerebbe imparare il sistema “volpe”, piuttosto che quello “lupo”, se non addirittura “lucertola”.  Mai quello mucca, pecora o cane così come voluti (e tenuti) dall’uomo. Gli animali inventati dalla nostra opportunistica selezione, rimangono bloccati. In più occasioni si sono viste scene di allevamenti inondati dall’acqua, con bovini ed altri da “reddito” morti perchè letteralmente incastrati nell’inferno di fango.

Eppure, giura chi impegnato nelle operazioni di soccorso, l’uomo conosce i punti deboli delle proprie aziende. Basterebbe prevedere delle vie di fuga. Gli animali, poi, tendono spontaneamente a tornare nei pressi delle stalle.  I potenziali pericoli che potrebbero derivare da mucche e cavalli liberi di scappare dalla morte, sono pressoché insistenti. Questo anche alla luce del fatto che forme insolite di randagismo animale, come quello equino se non addirittura bovino, non sono certo provocati dalle alluvioni. Per non parlare dei cani all’interno di allevamenti costruiti sugli argini o nelle foci dei fiumi. Terreni marginali, si sarebbe detto un tempo, che sono stati rivalutati da mire speculative la cui corsa è poi seguita dalla “messa in regola”, come nel caso di azzardate varianti urbanistiche e degli innumerevoli condoni con i quali si è riusciti a sanare l’insanabile.

Non si ha neanche l’accortezza di prevede piani rialzati per le forme di allevamento a gabbia piccola, come ad esempio quelli destinati ai conigli. A volte, pochi decimetri, fanno la differenza.

C’è da sperare che il tutto non sia dovuto ad una strana forma inerziale che, sull’onda della calamità naturale, risarcisce con i soldi di tutti chi avrebbe potuto ovviare con banali accorgimenti.

Dunque, per favore, almeno nei ben annunciati eventi meteorologici estremi (come quello ora prossimo ai confini bizantini)  lasciamo agli animali una potenziale via di fuga.

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