GEAPRESS – Oggi al Parlamento Europeo si discuterà della questione galline ovaiole, ovvero il problema della probabile deroga al divieto di allevamento in batteria che dovrebbe scattare il primo gennaio 2010. L’odierno appuntamento l’avevamo ricordato pochi giorni addietro grazie ad una strana interrogazione che il Presidente della Commissione AGRI (Agricoltura e Sviluppo Rurale) l’italiano Paolo De Castro, ha indirizzato alla Commissione europea. De Castro, tra l’altro, aveva nelle scorse settimane inviato una missiva a GeaPress (vedi articolo ) dove chiariva che non era giusto additarlo come quello delle galline inscatolate. Sarà, ma il suo voto a favore della Direttiva Vivisezione dello scorso otto settembre (vedi articolo GeaPress) ci teneva un po’ in ansia. In aggiunta, la sua interrogazione ha ora un po’ amplificato questo stato. Essa, infatti, appare essere predisposta a giustificare un rinvio del divieto (vedi articolo GeaPress) . A leggerla, infatti, sembra instillarsi il timore che manchi del tutto un piano per la riconversione. De Castro, però, potrebbe già avere la sconfortante risposta.

Nella proposta di risoluzione che oggi sarà consegnata agli europarlamentari a nome di tutti i gruppi, si chiede (per fortuna) il mantenimento della previsione di divieto ma fin nelle sue premesse viene bacchettata  la Commissione europea.  Questo perché nelle riunioni dello scorso 30 agosto e 29 settembre (ovvero quelle pescate da GeaPress) della Commissione AGRI, il Governo UE ” non è stata in grado di fornire risposte soddisfacenti ai membri della Commissione, ad esempio di spiegare perché non fosse stato definito un piano d’azione”. Sono, invece, arrivate le preoccupazioni sul fatto che il 30% dei produttori e numerosi Stati membri nel loro complesso, non sono in grado di adeguarsi al divieto di scodellare uova in batteria a partire dal prossimo primo gennaio 2012. Questo ben 12 anni dopo (cinque per le più recenti adesioni) l’iniziale previsione di divieto.

Non solo. Il settore è stato poco o nulla aiutato dagli Stati membri ad essere guidato sulla strada della conversione. Ricordiamo solo che De Castro (ma la colpa non è tutta sua) è stato anche Ministro dell’Agricoltura. Giova appena ricordare che la crisi dei produttori di uova è anche il frutto della speculazione sul mercato cerealicolo, fatto questo che ha portato ad un aumento del 50% del prezzo dei mangimi. E’ la stessa speculazione che porta, ad esempio, i prodotti agricoli per l’alimentazione umana ad essere pagati a pochi centesimi al chilo salvo ritrovarceli al prezzo di alcuni euro nei banconi del supermercato. Inoltre, se uno Stato volesse applicare in autonomia, nonostante disgraziate future deroghe, il divieto di allevamento in batteria, i suoi produttori si troverebbero innanzi la concorrenza sleale di paesi meno sensibili.

Ad ogni modo la risoluzione che oggi verrà consegnata sui banchi dei parlamentari non vorrebbe concedere ulteriori rinvii. Quanto stabilito dal Parlamento Europeo, però, non è automaticamente “legge”. Anzi il potere legislativo è condiviso con il Consiglio dell’Unione Europea organo non elettivo composto, per materia, da un rappresentate per Stato membro. E’ pertanto un organo ancor più dipendente dalle scelte degli Stati. Anche per questo i due rami del sistema bicamerale imperfetto, possono trovarsi in aperto contrasto. E’ recentemente successo, ad esempio, a proposito degli OGM, ed a mediare, in maniera come minimo opinabile, è stato ancora una volta un italiano, anche lui, l’otto settembre, in favore della direttiva vivisezione (vedi articolo GeaPress).

Il monopolio di potere dell’iniziativa legislativa è infine quello della Commissione, composta da un “individuo”per ogni Stato che deve però agire negli interessi dell’Unione Europea. Peraltro, la risoluzione di oggi apprezza l’intento della Commissione di incontrare entro il prossimo gennaio i produttori, ma bacchetta anch’essa richiamandola sul fatto che avrebbe dovuto farlo prima. Forse, però, è meglio che il nuovo pianto dei produttori piova dopo la decisione di oggi.

Intanto il primo gennaio 2012 si avvicina.  Gli Stati membri non hanno fatto niente ed i produttori inadempienti, già per i fatti loro, sono in crisi. Così piangeranno, oltre che in Commissione AGRI anche in Commissione europea. Ovvero prima e dopo la scelta del Parlamento, unico ad essere diretta espressione del voto popolare.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).