GEAPRESS – Sembra quasi di dover raccontare la stessa incredibile storia di venerdì scorso quando i Finanzieri di Rovigo scoprirono nel veronese una abitazione adibita anche ad allevamento e macello abusivo in condizioni igienico sanitarie subito definite agghiaccianti sia per gli animali che per le persone (vedi articolo GeaPress), e invece si tratta di un nuovo sequestro operato dai Finanzieri di Rovigo.

Mercoledì mattina i militari ancora una volta guidati dal Comandante della Compagnia di Rovigo, Capitano Maria Concetta Di Domenica, durante un pattugliamento di controllo in una zona di campagna dove si trovano alcuni allevamenti, nel Comune di Giacciano con Baruchella (RO), sono stati attirati da una costruzione isolata lungo un curvone. Tutt’intorno al perimetro della casa vi era “qualcosa” coperto interamente da teloni di plastica ed eternit. Immaginando che potessero essere gabbie con animali i finanzieri, in borghese, hanno cominciato ad approcciare un uomo di origine cinese, dicendo di essere interessati a comprare certa “merce”.

L’uomo, poi identificato come H. J. di 47enne, ha immediatamente proposto loro sia animali vivi che animali già macellati.

I finanzieri, a quel punto, ottenuta l’autorizzazione dal magistrato di turno, hanno proceduto con la perquisizione dell’intero edificio. E, purtroppo, si sono ritrovati ancora una volta davanti ad una abitazione, utilizzata anche come allevamento e macello clandestino.

I 102 animali rinvenuti erano rinchiusi in gabbie di fortuna fatte di metallo e legno interamente occultate sotto i teloni di plastica. Praticamente i poveri animali rimanevano sempre al buio.

La macellazione avveniva all’aperto su un tavolo posto su un piccolo terreno dove razzolavano le galline, che quindi beccavano anche i resti e il sangue degli animali macellati. Anche in questo caso gli attrezzi del macellaio erano costituiti da mannaie, coltelli, forbici e un paiolo per la bollitura dell’animale per facilitarne la spellatura.

Tra capre, conigli, oche, tacchini e galline anche animali protetti come i fagiani della mongolia e i piccioni torraioli, destinati anch’essi alla macellazione.
Appare quasi superfluo precisare che nessuna procedura idonea per arrecare la minore sofferenza possibile agli animali era messa in atto e che lo smaltimento dei rifiuti era fuori legge.

La convivenza, inoltre, di diverse specie animali nel medesimo contesto, come sottolineato dalla Guardia di Finanza, aumentava il rischio che queste contraessero virus anche trasmissibili all’uomo. La mancata comunicazione alle autorità competenti dell’istituzione di un allevamento, impedisce, di fatto, l’esecuzione periodica dei prelievi di campioni ematici essenziali per effettuare le analisi necessarie a escludere rischi di malattie (anche trasmissibili all’essere umano) quali la BSE e l’aviaria.

La Guardia di Finanza di Rovigo, su imput del Comandante Provinciale Col. Roberto Di Tullio, continuerà a contrastare l’abusivismo nel settore alimentare. Le indagini, intanto, proseguono per verificare la provenienza degli animali sia domestici che selvatici nonchè la destinazione delle carni macellate.

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