GEAPRESS – Chiediti cosa (chi) mangi ed avrai schizzi di sangue, come quelli mostrati dagli attivisti di OCSA (Organizzazione contro la schiavitù animale) sabato scorso a Roma. Nelle vie di Trastevere, gli attivisti hanno inscenato un … macello. Talmente bene che hanno portato pure i suoni dei luoghi di morte di miliardi di bovini, galline, maiali, conigli ed altri animali cosiddetti da “reddito”. Così definiti dall’uomo per i suoi business, visto che per li attivisti di OCSA, la scelta Vegan priverebbe la propria alimentazione di ogni sofferenza inflitta agli animali. Gli animali, insomma, sono individui e nascono per vivere. Non per finire nella nostra pancia.

Per rappresentare tutto ciò, alcuni attivisti si sono “vestiti” di rosso, presentando così il sangue che cola nei macelli, dove finiscono, prima o poi, tutti gli animali da “reddito”. Sia, ad esempio, bovini allevati per la carne come per il latte. Galline ovaiole e broler, ovvero i polli da carne (i maschietti delle ovaiole, invece, vengono uccisi appena nati).

Mentre gli attivisti si tingevano di spruzzi color rosso, altri alzavano simbolicamente la scritta “chiediti cosa mangi” che diveniva …. “chi mangi”. Un invito a riflettere non solo sui macelli, ma anche sui tanti modi con i quali l’uomo lucra sugli animali, siano essi da circo, da pelliccia o da … altre definizioni per fini commerciali. Un invito raccolto da tanti passanti tra i quali numerosi turisti. Per sensibilizzare, gli attivisti di OCSA avevano predisposto un ricco materiale documentale.

Animalismo, a volte, a rischio. Non solo per le tematiche difficili da affrontare ma anche per risvolti comunque poco piacevoli, come l’arresto di dodici attivisti di Animal Equality ed Equanimal. Si tratta di due Associazioni animaliste spagnole i cui attivisti sono ora accusati di aver liberato, nel 2007, 20.000 visoni dagli allevamenti di pelliccia. Arresti pretestuosi, secondo OCSA, perchè diretti a persone che avevano negli anni denunciato la sistematica violazione della normativa vigente da parte degli allevatori. Un risultato, sempre secondo gli attivisti di OCSA, delle pressioni derivate. 

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