GEAPRESS – Alcuni mesi addietro fece molto scalpore la notizia che a Firenze fossero stati trovati, in una abitazione di cittadini di origine cinesi, dei gatti arrostiti (vedi articolo GeaPress). La notizia non era vera ma chissà perchè venne subito creduta valida.

Quello che invece è vero, rimanendo sempre in Toscana, sono le sagre delle rane che stanno per svolgersi in provincia di Firenze ma anche di Siena e Grosseto. Fritte ed arrostite. Catturate nei limacciosi canali o nei fossi, finiscono spellate, impanate e fritte. Oppure arrostite. Questo un tempo, perchè le rane, come buona parte degli anfibi, sono ormai in drastico calo numerico. La causa, ovviamente, non sono solo le ricette italiche, ma anche gli inquinanti sempre più frequenti specie negli scoli d’acqua che drenano da campi coltivati. Può capitare così che un disserbante comprometta la salute delle rane e, se mangiate, anche quelle dell’uomo.

Ma la Toscana è uno dei regni, insieme al Veneto ed alcune province lombarde, delle tradizioni venatorie e culinarie. Qualcuno, quando entrò in vigore il divieto di catturale, tentò una protesta, ma poi la sagra fu fatta salva. Questo perchè, denuncia il WWF, le rane continuano a riempiere i piatti delle sagre. Ma da dove arrivano? Dall’oriente! Ogni sagra ne è causa dell’importazione di alcuni quintali. Chissà, poi, da quali acque vengono pescate. Ognuno ha quello che si merita. Ma le rane che colpa hanno? Protette in Italia, perchè in estinzione in tutto il mondo, e pescate, per questo, dall’altro capo del … mondo!

Non è proprio un bell’esempio di commercio equo e solidale, almeno per la natura. Il WWF ha vivacemente protestato per queste irrisolvibili abitudini e suggerisce di sostituire le rane con un cibo tipico, e magari biologico, toscano. Senza bisogno cioè di andare a depauperare la natura, mangiando ranocchie pescate nelle, anch’esse limacciose, acqua orientali. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).