GEAPRESS – Nello stabilimento al confine tra i Comuni di Pomezia ed Ardea venivano “lavorati” illecitamente, quindi immessi nel ciclo produttivo,  resti di animali destinati alla  distruzione.

Interiora, carcasse, teste di bovini adulti provenienti da diversi mattatoi del centro Italia  raggiungevano lo stabilimento grazie alla complicità di alcuni autisti; i documenti di trasporto venivano alterati, infatti attestavano l’avvenuta eliminazione della “merce” attraverso inceneritori.
La “merce” invece  arrivava  nell’azienda Eurograssi: nello stabilimento  veniva “lavorata”  per ottenere farine e grasso animale utilizzati come fertilizzanti del terreno, mangimi per animali, nonché prodotti per la cosmesi.

A scoprire il tutto, le Fiamme Gialle di Pomezia, impegnate in attività di controllo economico del territorio coordinate dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma.

Cinque persone, tutte italiane e residenti a Ardea, Piacenza,  Pomezia e Nettuno, sono state denunciate per violazione alla normativa sulla gestione dei rifiuti.
Inoltre,  e’ stato sequestrato il complesso aziendale, due autoarticolati con rimorchio e circa 25 tonnellate di scarti animali, che sono stati affidati al servizio veterinario dell’Asl per lo smaltimento, in quanto ritenuti potenzialmente pericolosi per la salute.

Ad insospettire i Finanzieri di Pomezia erano stati alcuni controlli sulla Pontina relativi ad autoarticolati che trasportavano materiale maleodorante; specifiche e costanti attività di osservazione e pedinamento portarono, poi, alla scoperta che la destinazione delle “merci” trasportate era proprio l’Eurograssi di Pomezia, la cui attività consiste nella lavorazione di ossa e tessuti animali per la produzione di concimi e mangimi animali.

La stessa azienda, per altro, non è la prima volta che subisce l’intervento delle Forze dell’Ordine. Infatti, alcuni anni addietro era stata sottoposta a sequestro per aver smaltito i residui di lavorazione direttamente in un corso d’acqua, inquinandolo.

Dalla Guardia di Finanza, comunque, fanno sapere che le indagini non sono concluse e che continueranno per verificare ogni altro eventuale danno prodotto dalla condotta illecita dell’azienda.

Questo è il secondo impianto, nel solo mese di ottobre, che produce mangimi animali ad essere sequestrato (vedi articoloGeapress). La differenza con l’impianto pugliese è che in questa azienda venivano  prodotte anche basi per i cosmetici.

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