GEAPRESS – Proprio innanzi il Preziosissimo Sangue-casa di riposo, solo che in terra, a lato dei contenitori, vi era un sangue più profano, quello di un bovino finito con la sua testa, nell’immondizia di Palermo. Un macellaio che si è disfatto di una testa andata a male. Si vendono, come quelle degli agnelli, e non si potrebbero esporre (secondo le leggi sanitarie). Ma il gancio ed il laccio di naylon intorno alla testa di maiale, piuttosto che di vitello, o di bovino (come in quello finito nell’immodizia) appesa in pubblica via, è ancora piuttosto diffuso nelle macellerie cittadine, specie dei mercati popolari. Si sarebbe dovuta chiamare una ditta specializzata, ma chissà quanto costa.

Stanotte, come da consolidate abitudini della città di Palermo, qualcuno si è così sbarazzato della testa del toro. Appena poche centinaia di metri da altro rinvenimento di reperto di macellaria, questa volta eliminato non solo con la testa, ma anche con le zampe ed i polmoni. Il povero cavallino di via Mongitore (vedi articolo GeaPress) che per portarlo via dai nasi inviperiti degli abitanti, è occorsa pure una manifestazione popolare. Con tanto di cartelli e bimbi con le mascherine.

In via Pietro d’Aragona, dove è ora stata ritrovata la testa, è potuta intervenire direttamente l’AMIA, l’azienda municipalizzata che si occupa dello smaltimento dei rifiuti. Il pezzo non è poi così grande, dice l’inserviente. Può essere trattato come un cane o un gatto morto.

E le analisi di rito, come quella obbligatoria per la BSE?
Cosa vuole che le dica – ci dice l’inserviente – mi hanno lasciato qui con la testa che puzza e le vespe che mangiano. Attendo disposizioni dall’Assessorato alla Sanità.” Poi ci pensa un pò, ed inizia a chiedere ai pochi passanti chi ha chiamato l’AMIA. Ma nessuno sa niente, neanche gli impiegati della casa di riposo.

Infine, forse, quel che resta del povero toro, verrà veramente collocato nel contenitore per i rifiuti speciali e così giungerà nella cella frigorifera del canile municipale. Giacerà tra i cani morti. Bastava una “fettina” in più e con maggiore (in)certezza doveva essere chiamata una ditta specializzata per la rimozione. Così come è stato per tutti i cavalli delle corse clandestine, che più o meno con cadenza mensile, si trovano sfracellati per le strade di Palermo.

Fine di un’altra storia. Di un altro animale senza traccia e senza, quasi, resti. Sono stati già digeriti, oppure, forse sono ancora esposti nelle vetrine della macelleria. 

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