GEAPRESS – In ambienti medico veterinari la voce già era girata subito dopo che, nel luglio scorso, si era saputo dell’aggravarsi delle condizioni della donna livornese poi morta a causa della variante umana (morbo di Creutzfeldt-Jakob) della encefalopatia spongiforme bovina.

L’EFSA (European Food Safety Authority) ora conferma. In breve, non ci sono le condizioni per il ritorno delle farine animali nei mangimi da destinarsi agli allevamenti. Questa la risposta che arriverà alla Commissione Europea, la quale aveva di recente chiesto ai suoi esperti di esprimersi proprio sull’opportunità del ritorno delle farine animali.

Il parere degli esperti prende comunque atto della considerevole diminuzione dei casi di malattia riscontrati nei paesi della UE. Anche alla luce delle tipologie di rilevamento delle farine attualmente disponibili, si raccomanda di stare molto attenti ai rischi legati al riemergere della BSE (l’encefalopatia dei bovini) nel caso si decidesse per il ritorno delle farine animali. Non a caso l’EFSA raccomanda di sviluppare ulteriormente i metodi adottati per la rilevazione delle proteine animali nei mangimi, nonché le stesse conoscenze relative alla BSE ed i metodi di propagazione tra gli animali.

L’EFSA considera comunque come una percentuale minima di contaminazione con le farine animali è sempre possibile, tant’è che gli esperti tornano a raccomandare una rigida separazione dei processi produttivi delle farine animali dei non ruminanti (ad esempio ovini e caprini) da quelle dei bovini. Secondo alcuni autori, infatti, il fattore che determina la Scrapie (ovvero l’encefalopatia di ovini e caprini) viene trasmesso con le loro farine fornite nei mangimi che nel passato sono stati somministrati ai bovini. E’ accertato che sono questi ultimi (e non ovini e caprini) a potere trasmettere l’ encefalopatia nell’uomo.

Fiducia, con gli attuali modelli, sulla popolazione bovina europea? Molto alta, dice l’EFSA, ma non al 100%. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).