GEAPRESS – Ne avevamo dato notizia pochi giorni fa, della prevista soppressione di 650 pecore che pascolavano nei pressi della zona industriale di Taranto (vedi articolo GeaPress). Ma alcune sono scampate all’esecuzione.
150 pecore contaminate dalla diossina, per ora, non sono state uccise, si è opposto l’allevatore sostenuto da ambientalisti locali.
In venti hanno fronteggiato i veterinari ASL, protetti  da una cinquantina di poliziotti in tenuta anti sommossa, ed alla fine l’hanno spuntata.
E’ accaduto all’azienda di Antonio D’Alessandro al Circumarpiccolo.

Per le pecore dell’azienda Epidani di Salina grande non c’è stato niente da fare,  in 550 sono andate a morire, anche il titolare dell’azienda era d’accordo.

Il D’Alessandro, mesi addietro,  aveva già fatto opposizione al Tar relativamente al provvedimento di soppressione, sostenendo di non vendere nè latte contaminato nè carne di pecore e capre ammalate.
Si parla anche  di un “disegno” per distruggere la zootecnia pugliese e sarda a favore di latte e carne estera.

Ma in tema di sofferenza e di morte violenta per la gola degli umani , cosa cambia?
Certo per  le 150 pecore,  per ora sospese dalla pena capitale, non  è credibile che l’allevatore gli riservi un futuro bucolico.
Intanto la mattanza, iniziata due anni fa, ha visto in questi giorni  ancora centinaia di vittime innocenti. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).