GEAPRESS – Sta per essere uccisa la pecora imbarcata assieme a 19 migranti giunti stamani a Lampedusa (AG). L’animale doveva servire a fornire il latte ad un bambino, ma in nord africa c’è l’afta epizootica e per la povera pecora i rigidi protocolli veterinari non ammettono eccezioni. La competenza territoriale, sebbene il fatto sia accaduto in provincia di Agrigento, è in questi casi degli Uffici Veterinari di Palermo.

Purtroppo non possiamo fare altro – dice a GeaPress il dott. Paolo Giambruno – Direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinaria dell’AUSL 6 di Palermo – Appena c’è stata comunicata la presenza della pecora abbiamo inviato subito due Veterinari a Lampedusa. Verificato l’assenza di sintomi di altre malattie si procederà all’abbattimento“.

Perchè tanta rigidità?
Se l’afta entra in Europa gli effetti sulla zootecnica, in primis per quella italiana, sarebbero devastanti. Non possiamo fare altrimenti“.

Ma come avverrà l’abbattimento?
Guardi capisco la sua domanda, assicuro che verranno prese tutte le precauzioni. Sarà indolore ma, mi creda, non possiamo fare diversamente“.

L’Afta epizootica è una malattia altamente contagiosa che colpisce ruminanti e suini. Si manifesta con delle ulcere che colpiscono la bocca e l’estremità distale delle zampe più altri sintomi, quale la febbre. Ai pochi giorni di incubazione si associano le alte possibilità di contagio, non solo per contatto diretto, ma anche per via aerea. In queste ore si sta procedendo a disinfettare tutto quanto è venuto in contatto con la pecorella, ivi compresa il barcone dove è stata tenuta in un primo momento. Precauzioni particolari saranno prese anche per i diciannove immigrati. L’afta, infatti, non è pericolosa per l’uomo, il quale, però, può veicolarla.

Una brutta storia, dunque, all’interno di storie brutte quali quelle di tanti disperati in cerca di migliore sistemazione. A prevedere l’abbattimento della pecorella è il piano nazionale di sicurezza, così come stabilito nel manuale operativo del centro di referenza delle malattie esotiche dell’Istituto Zooprofilattico di Venezia.

E’ la solita storia – dice a Geapress il dott. Enrico Moriconi, Medico Veterinario che cura la rubrica di GeaPress Amico Vet gli animali da reddito non hanno diritti. In questi casi si potrebbero salvare con la quarentena. Clinicamente non ci sarebbero problemi, ma legalmente si. La legge sarebbe violata“.

L’afta, in altri termini, potrebbe essere un pericolo per gli interessi dell’uomo ed in questi casi, specie quando il condannato non può protestare, le precauzioni sono abnormi.

L’afta (che si presenta anche nel latte e nelle carni non frollate) appare periodicamente con dei focolai che vengono repressi con uccisioni di massa. Il virus resiste alle alte temperature ed in ambienti esterni. Può colpire, ovviamente, anche gli animali selvatici se ruminanti o suini. Loro, però, a causa dell’uomo, hanno già molti altri problemi …

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