GEAPRESS – Confermata, sebbene in lieve calo, la presenza di salmonella nelle uova prodotte nei paesi dell’Unione Europea. Non solo, ma le uova e gli ovoprodotti sono il principale veicolo sul totale dei casi di malattia riscontrati nell’uomo. In tutto il 2008 i casi umani sono stati 131.468 mentre nel 2009 (ultimo anno analizzato da EFSA che rende ora noti i risultati) sono  108.614.  L’Italia, però, è in controtendenza rispetto alla regressione dei casi con un aumento di oltre il 22%. Gli unici altri paesi che registrano un trend positivo sono l’Austria (poco meno del 17%), la Spagna  (quasi l’11 %) e la Romania con oltre il 43%. Il nostro paese, inoltre, non ha fornito alcuna percentuale sull’origine della malattia, se cioè maturata in prodotti locali o di importazione. In ultimo, nei paesi della UE la salmonella si è riscontrata nel 9% degli allevamenti di galline ovaiole, sebbene la zoonosi trova la sua orgine anche  negli allevamenti di polli da carne ed altri alimenti animali.

I dati sono stati diffusi dall’EFSA (European Food Safety Authority) che ha esaminato i casi di zoonosi, ovvero le malattie trasmesse dagli animali all’uomo, ivi compresa la rabbia, registrata in due soli casi peraltro portati a guarigione.

La salmonella, già da cinque anni a partire dal 2009, non è più la prima zoonosi europea. Questo, però, non significa che le cose sia necessariamente migliorate, anzi. E’ stata, infatti, superata da un altro pericoloso batterio, ovvero il campylobacter, il quale tende invece ad aumentare  (4% in più, 2008-2009). Il batterio, veicolato dalla carne di pollo cruda, ma anche suina e bovina, provoca diarrea e febbre.

Sebbene questo rapporto non tenga in considerazione la resistenza agli antibiotici, non può non ricordarsi come già dal 2005 (dati EFSA) tale fenomeno incideva nel 20% dei casi.

In aumento pure le infezioni da Listeria, che sebbene registrata in un numero decisamente inferiore di casi umani (1645 nel 2009) si presenta con un trend positivo del 19%.  Ben 270 casi di decesso. Il batterio può causare l’infezione in concentrazioni sensibilmente più basse rispetto ad altri. A veicolarlo, pesce affumicato ma anche formaggi e carni mal cotte.

Questo, ovviamente, nella migliore delle ipotesi, almeno per l’Italia.  Tali dati, infatti, potrebbero essere serenamente valutati nel caso di un sistema di sanità pubblica veramente efficiente. Trattandosi di animali, peraltro, è poi spesso competenza della sanità pubblica veterinaria sulla quale, almeno per alcune regioni, sarebbe opportuno stendere pietoso velo.

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