GEAPRESS – Consiglio e Parlamento continuano a pensarla in maniera diversa. Ovvero parlamentari e paesi UE non vanno d’accordo. Che significa? Significa che in Europa comandano le lobby e gli accordi con i funzionari e non i meccanismi di rappresentanza (fatto salvo per i sistemi clientelari) dei parlamentari, ovvero l’unica espressione democratica dei cittadini europei. L’accordo è fallito, il cibo di Frankstein sarà servito liberamente e senza etichette. In campo rimangono solo le norme già esistenti sui “nuovi alimenti”, quelle adottate nel 1997.

Infine, non è passata neanche la proposta di etichettare le carni clonate, valida, per ora, solo per quelle bovine e per la prima generazione. La normativa in vigore, infatti, prescrive un’autorizzazione obbligatoria per la vendita di alimenti ottenuti da animali clonati, ma non per la loro prole.

Dopo Dolly, clonata nel 1996, abbiamo sulla scena europea e mondiale fotocopie di mucche, maiali, capre. Carne clonata, derivati da animali clonati che in alcuni stati membri sono ‘regolarmente’ commercializzati (vedi articolo GeaPress). Il Regolamento, che doveva essere approvato, è naufragato, doveva normare alimenti clonati ed alimenti ricavati con l’utilizzo delle nanotecnologie (vedi articolo GeaPress). Nessun bando dal mercato, nessuna etichetta!

Come è andata.
Il Parlamento aveva ritenuto necessario bandire dall’Europa la carne clonata, il Consiglio e la Commissione erano in parte d’accordo, ma volevano l’autorizzazione per carne e derivati provenienti dai nipotini fotocopia, ovvero provenienti dalla prole degli animali clonati.

Subito la mediazione/concessione: il Parlamento avrebbe acconsentito ai nipotini fotocopia se l’etichetta fosse stata obbligatoria. Ma il Consiglio ha rifiutato anche questa opzione.

A spada tratta in favore dei paesi nordici decisamente più filo-carne clonata è un maltese, ovvero il Presidente della Commissione Salute John Dalli lo stesso che va da mesi dicendo che è sostanzialmente inutile raccogliere firme contro lo slittamento del bando per i test cosmetici sugli animali. E’ già da tempo deciso, infatti, il rinvio alle calende greche.

E’ frustrante vedere che il Consiglio europeo non ascolta la voce dei cittadini” hanno dichiarato il vice-presidente del Parlamento Gianni Pittella (PD, S&D) e la relatrice olandese Kartiga Liotard (Sinistra Unita). “Le misure che riguardano la prole degli animali clonati sono assolutamente indispensabili, poiché i cloni hanno un valore commerciale solo per l’allevamento, non per la produzione alimentare. Nessun agricoltore spenderebbe mai 100.000 € per un toro clonato solo per farne hamburger“.

Anche le nanotecnologie, con nanoingredienti e nanoadditivi, ovvero tutto il cibo micromodificato, non avranno etichetta.

Chi ha deciso cosa.
Tre o quattro mesi  di discussioni senza raggiungere un nulla di fatto. Contrari al nuovo Regolamento: Inghilterra, Svezia e Spagna; favorevoli: Francia, Italia e Polonia; almeno a quanto riferisce Gianni Pittella, capodelagazione dell’Europarlamento nella procedura di conciliazione UE. La bocciatura è stata sancita  a maggioranza di voti. Ora si  ricomincia da capo, la Commissione dovrà presentare una nuova proposta.

Infine, aggiunge  Pittella, il Consiglio “era a favore dell’etichettatura di un solo tipo di prodotto, la carne bovina, e a fare uno studio nei prossimi anni, ma la carne bovina è una percentuale minima, il problema sono anche i formaggi e lo yogurt“.

I DATI (MANDATI AL MACERO) DELLA VOLONTA’ DEI CITTADINI EUROPEI

di Giovanni Guadagna

Per i cittadini europei, la clonazione per fini alimentari risulta inaccettabile. I cittadini che più di tutti la pensano in maniera diversa sono quelli della Repubblica Ceca, con appena, però, il 20% dei consensi. Solo otto paesi su 28, inoltre, superano (per altro non di molto) la percentuale del 50% dei consensi anche nel caso venisse considerata una sorta di giustificabilità controllata, ovvero solo in certe circostanze.

Preoccupante, l’innalzamento della percentuale dei consensi oltre il 50% (riguarda tutti i 28 paesi) nel caso di clonazione per salvaguardare le specie in via di estinzione. Segnale questo che la comunicazione dell’industria zoo ha fatto breccia, facendo credere, cioè, che la loro attività prettamente commerciale, abbia un qualche significato etico. In realtà gli scienziati implicati nella clonazione per l’industria alimentare, hanno iniziato a lavorare nello zoo di San Diego, in California, con la scusa della salvaguardia delle specie in via di estinzione.

Mesi addietro, l’On.le Pittella aveva altresì dichiarato che un ipotetico bando sulla clonazione non avrebbe riguardato i progetti per le specie animali minacciate di estinzione (sic!).

Nessun dubbio, invece, su chi sarebbero i maggiori beneficiari del cibo clonato. Per l’86% dei cittadini europei è l’industria alimentare, mentre alla domanda se tra i beneficiari si potevano considerare i consumatori la percentuale dei favorevoli si riduceva al 54%. Altro segnale indicativo è la scarsissima considerazione che i cittadini ripongono nell’industria alimentare, quale fonte attendibile di informazioni. Appena il 2%.

La clonazione degli animali, quale utilizzo nel cibo, viene vista come scelta peggiore dalla maggioranza dei cittadini di tutti i paesi europei, mentre nessun potenziale beneficio derivante dal consumo viene ritenuto dal 38% degli intervistati.

Il 31% degli stessi intervistati ritiene però che il cibo clonato possa servire a sfamare il mondo. Quando però si domanda se si è disponibili a mangiare carne clonata, la stragrande maggioranza dei cittadini europei di dichiara contrario. Della serie, se si deve mangiare, diamola al terzo mondo. L’Europa delle lobby ha recepito meglio l’egoistico messaggio: per il bene dell’industria, la mangino tutti! (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).