GEAPRESS – Tutto rubato, almeno secondo denuncia presentata. La carne sequestrata la settimana scorsa dalla Guardia di Finanza di Roccella Jonica (RC) ad una nota struttura di Grotteria (RC) è così scomparsa ancor prima che si potessero eseguire i prelievi per determinare evenutali patologie trasmissibili all’uomo. La Guardia di Finanza, nel comunicato diffuso al momento del sequestro, avevano sottolienato il pericolo dannosissimo per la salute umana, derivante da carni prive di certificazione. Ignota la provenienza, insomma, come quella ora rubata dalle celle frigorifere delle strutture sequestrate.

I due capannoni, sequestrati dalla Finanza perchè adibiti a macellazione clandestina, sarebbero stati così visitati dai ladri. Un bel bottino, proprio in quei capannoni dove operavano, abusivamente, elementi riconducibili alla precedente gestione che era andata fallita.

Una famiglia nota nei luoghi proprio nel campo della macellazione e, soprattutto, distribuzione della carne. Ristoranti, supermercati, alberghi, non solo calabresi ma anche di altre regioni del sud Italia. Da almeno 25 anni sulla breccia, poi il fallimento. Celle frigorifere e laboratori, pubblicizzati come in regola con le certificazioni europee, sarebbero poi divenute parti del fallimento. Nei locali, però, si continuava a macellare ed a lavorare la carne. Questo fino all’intervento della Tenenza della Guardia di Finanza di Roccella Jonica guidata dal Luogotenente Rosario Mangiavillano.

Il sequestro è stato operato il 7 luglio, sebbene la notizia sia stata diffusa il 15. Ora, invece, il furto delle carni dal valore decisamente consistenze, visto che due tonnellate di carne bovina macellata, possono fruttare anche oltre i diecimila euro. Dipende dal taglio, e se dissodate. Tutta carne priva di certificazione. In aggiunta c’è anche il problema del triste destino di 18, su 22 animali comunque destinati alla macellazione, trovati privi di marca auricolare. Il valore dei due capannoni si aggirerebbe intorno al milione e mezzo di euro, senza considerare, invece, ben 14 mezzi adibiti al trasporto.

Le due persone che operavano nei capannoni, appartengono alla stessa famiglia già nota nei luoghi.

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