GEAPRESS – Giovedì scorso più organi di informazione hanno battuto la notizia del ritrovamento di alcuni gatti arrostiti durante lo sgombero di due capannoni utilizzati da cinesi. Il tutto è avvenuto in via La Malfa e in via Giunchi, zona Peretola-Quaracchi, a Firenze. Condizioni igieniche quantomeno precarie e poi la ragazza segregata. Cera pure la carne arrostita, anzi messa ad essiccare, ma che si trattasse di gatti alla ASL di Firenze smentiscono decisamente.

Che quella carne potesse appartenesse a dei gatti – dice a GeaPress il dott. Giuseppe Petrioli, Direttore del Dipartimento di prevenzione dell’ASL di Firenze – nessuno di noi l’ha mai pensato. C’erano almeno una cinquantina di pezzi messi ad essiccare – aggiunge Petrioli – cosa peraltro comune in interventi di questo genere. Chi ha parlato di gatti?“.

Sulla stessa linea d’onda anche il Comandante della Polizia Municipale di Firenze Massimo Ancillotti, il quale, però, rimanda per le specifiche competenze all’ASL. Ad ogni modo nulla in loro possesso conferma la misteriosa voce girata sul rinvenimento dei gatti.

Eppure, proprio in Toscana, qualcuno, all’incirca un anno addietro, recitò coma “a berlingaccio [a carnevale] chi non ha ciccia [ricchezza] ammazza il gatto“. Si trattava di Beppe Bigazzi che alla Prova del Cuoco deliziò, … per modo di dire, sul gatto messo spellato per tre giorni nei torrenti di Val d’Arno per essere poi bollito. Poi lui smentì, anzi cercò di giustificarsi con vecchie ricette anche liguri e del vicentino (chi non ha mai sentito del gatto stufato del Polesine) ma nel frattempo fu defenestrato dalla trasmissione.

Ed i gatti selvatici? Buoni, secondo i bracconieri sardi che riciclano gli uccellini andati a male nelle trappole, per catturare il predatore (per loro è un rivale) e mangiarselo. Chissà. Forse una motivazione antropologica. Come assimilare lo spirito in un rito un po’ strano ma italiano. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte). 

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