GEAPRESS – A sentire parlare del recente caso sollevato dal Tg1 sulle pecore che muoiono a Colleferro (RM) sembra quasi che la guerra abbia voluto lasciare un secondo drammatico ricordo alla Ciociaria. Il fiume Sacco, passa proprio da lì, sebbene trasporti veleni della provincia di Roma. Già nel recente passato era tornato a far parlare di sé per la presenza di concentrazioni particolarmente elevate di inquinanti.

Il Sacco nasce in provincia di Roma ma scende per la provincia di Frosinone, si unisce al Liri e diventa Garigliano, lungo il confino campano, fino a sfociare nella Baia Domizia. Si dice che durante la seconda guerra mondiale c’era la nebbia artificiale per proteggere le industrie di armi. Di sicuro è già una fortuna che la Procura competente, considerate altre nebbie, sia quella di Velletri e non di Roma. A Velletri, infatti, è arrivato l’esposto di Legambiente dopo il servizio del TG1 sulla collina dei veleni di Colleferro. Ovini e bovini, deformi e malati. Sintomi, apparentemente, di problemi neurologici che tanto ricordano le bavazioni dei cani avvelenati con i prodotti di sintesi per uso agricolo.

Certo che a vedere la fossa comune dove l’allevatore intervistato ha “seppellito” ben 800 pecore morte dal 2005 ad oggi (solo 200 questa estate) c’è da rimanere un po’ perplessi sull’efficienza dei controlli. Quel “seppellimento”, infatti, tanto regolare non deve essere. Gli agnelli scampati, se raggiungono il peso necessario anche se con sintomi di malattia, si avviano alla macellazione. Con buona pace, ad esempio, della prossima Santa Pasqua. Eppure questa estate gli abitanti del posto (vedi foto) denunciarono la presenza nelle acque del Sacco di pecore morte.

Nel 2005, quando iniziarono a morire le pecore di Fadda (questo il nome dell’allevatore intervistato dal TG1) con il fegato spappolato, una ventina di bovini morirono nel Sacco. Si disse che subito dopo aver bevuto l’acqua, caddero stecchiti. Sempre nel 2005 una interpellanza parlamentare pose l’accento sulle elevate concentrazioni Beta-esaclorocicloesano, un sottoprodotto del Lindano, ovvero un insetticida vietato in Italia da dieci anni. I suoi effetti sono anche problemi neurologici e danno al sangue, fegato e reni.
Fu disposto allora il blocco della macellazione nei Comuni di Colleferro, Segni e Gavignano ricadenti nella provincia di Roma. A Paliano, Anagni, Sgurgola, Ferentino, Morolo e Supino, per la provincia di Frosinone. In alcuni di questi Comuni avvenne inoltre la distruzione del latte. Allora si scoprì una discarica di ben cinque ettari, oltre alle altre note. Tutte nella zona industriale di Colleferro, dove i terreni ad uso industriale rimasti spogli dal … postindustriale, si dice siano stati convertiti a discarica. Queste sarebbero state bonificate ma c’è chi giura che intorno alla metà del decennio appena trascorso c’è stato un intervento nei luoghi.

Intanto, l’allevatore Fadda indica le sorgenti che sgorgano sotto la sua collina. Nel report pubblicato nel canale You Tube di Marco Petruzzelli (vedi video) i particolari sono ancor più allarmanti. Se l’agnello che sta sbavando arriva al peso necessario verrà portato alla macellazione. L’Asl alza le braccia, dice sostanzialmente Fadda, che denuncia di avere un figlio malato, mentre nel secondo servizio del TG1 non era lui stesso rintracciabile perché in ospedale. Certo che se l’Asl non si è accorto di 800 pecore tombate ….

Se si prova a seguire il Sacco quando entra nella provincia di Frosinone si vede che interseca più o meno precisamente i territori comunali dell’Ordinanza che impose, nel 2005, il divieto di macellare. Poi sembra quasi che arrivato nei pressi del bosco di Faito (anche lui legato in qualche maniera alla storia delle armi), ovvero alle porte di Frosinone, il veleno non c’è più. Nella migliore delle ipotesi la miscelazione delle acque con altri affluenti ha diluito la sua concentrazione (magari in periodo di forti piogge). Non è più pericoloso?

Fadda, nel suo racconto, fa vedere una sostanza biancastra che appare tra l’erba. Racconta di fusti seppelliti e di menefreghismo delle Autorità. A Colleferro c’è pure una via, proprio a ridosso della zona industriale, chiamata nella toponomastica come “via degli esplosivi”. Ma è anche l’area di industrie chimiche, inceneritori e inchieste giudiziarie.

Il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini ha coinvolto i NAS, mentre l’altro presidio (oltre alla ASL) in tema di Autorità Sanitaria locale, ovvero il Sindaco di Colleferro Mario Cacciotti interviene per comunicare di aver dato mandato ai suoi legali … di denunciare il Tg1! Parrebbe che voglia chiedere i danni per procurato allarme. Noi, invece, ricordiamo solamente che i pesticidi ed i metalli pesanti si accumulano nei tessuti dei predatori come ad esempio i Tonni ed il Pesce spada. Stia tranquillo il Sindaco Cacciotti, questi nella acque del Sacco non ci sono, ma nel mare dove scarica il fiume di veleni romani, ancora tentano di abitarvi (palangari permettendo).

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