GEAPRESS – Le pecore di Colleferro (RM) non hanno niente, o meglio “i prodotti dell’Azienda Fadda non sono contaminati e non presentano quindi problemi di alcun genere per la salute umana“. A riportare la notizia è un comunicato stampa dello stesso Comune, emesso in queste ore.

Vi ricordate di Colleferro? Se ne era parlato anche in un precedente articolo di GeaPress (vedi articolo). La storia è vecchia ma a farla tornare agli onori della cronaca ci aveva pensato il TG1. Pecore che sbavavano, morivano e se rimanevano vive si macellavano. Il tutto nella denuncia di un pastore, Fadda, ai microfoni del telegiornale.

Il comunicato ora diffuso dal Comune di Colleferro si basa sul risultato delle analisi effettuate dal Dipartimento di Prevenzione Area Sanità Pubblica Veterinaria dell’Asl e rese note ieri pomeriggio. Ad essere indagati sono stati gli animali ed i campioni del latte proprio dell’allevamento in questione. Sulla base di ciò il Sindaco Mario Cacciotti ha revocato l’Ordinanza che vietava la vendita dei prodotti. Rimane da capire, allora, cosa hanno filmato sia le telecamere del TG1 che il servizio di Marco Petruzzelli, riportato nel precedente articolo di GeaPress.

A dire il vero che le analisi potessero dare esito negativo si era capito già da una decina di giorni. Pierluigi di Palma, Commissario della Valle del Sacco, aveva infatti dichiarato, proprio al TG1, che, a proposito delle sostanze presenti nel terreno, si sarebbero fatte “le verifiche e siamo abbastanza confidenti che questo non sia vero“. Poche ore dopo l’infuocato consiglio comunale del 3 febbraio, sempre il TG1 anticipava come i primi esami effettuati sul latte degli animali non portavano al riscontro di sostanze tossiche.

E la fossa comune nel terreno di Fadda dove sono stati tombati centinaia di pecore ed agnelli? “Sono animali non denunciati, gettati lì dal proprietario” ha dichiarato nello stesso servizio Giancarlo Micarelli, Responsabile Servizi Veterinari ASL RMG. Le indagini, su questo fronte, continuano anche per capire se quegli animali sono effettivamente attribuibili all’allevamento di Fadda. Che significa? Fadda aveva aperto una discarica abusiva al servizio di altri allevamenti come le case che uno acquista con soldi altrui senza accorgersene? Oppure è in malafede?

Viene da chiedersi, a questo proposito, del perché nessuno si sia mai accorto di questa fossa. Dice Micarelli “Di quelli [degli animali] della fossa ne veniamo a conoscenza, ovviamente, dopo queste ispezioni più approfondite“. E prima? Mancavano le ispezioni più approfondite o mancava la fossa? Si vedrà. Intanto su uno dei principali imputati dell’inquinamento del fiume chiarisce il Commissario della Valle del Sacco: “l’area industriale non inquina più il fiume Sacco, tanto è vero che l’acqua del fiume a noi risulta coerente [che di per sé non significa esente da inquinanti] con i limiti di legge“.

Certo cha sapere che ben 60.000 metri quadrati di terreno sono pieni di inquinanti, soprattutto fitofarmaci, non è cosa rassicurante. Questo anche alla luce del fatto che non vi è quasi nulla da fare se non come negli interventi già eseguiti, ovvero chiudere la collina in una sorta di sarcofago di plastica. Insomma visto che non regge altro involucro, ovvero quello in cemento armato di Chernobyl, come si fa a stare tranquilli? Ma quella è di fatto una zona industriale di Roma ed ora c’è pure il mistero della fossa con le pecore morte.

Ma su questo, almeno, una notizia c’è. I Carabinieri del NAS, il cui intervento era stato annunciato nei giorni scorsi dal Sottosegretario alla Salute Francesca Martini, ne hanno disposto il sequestro. Attendiamo anche lì la costruzione di una nuova busta di plastica, magari in attesa di scoprire altri mega cimiteri che nessuno, pur negli allevamenti ufficiali, aveva visto prima? Vedremo. Intanto a poco meno di due anni dal precedente servizio, ritorna nei luoghi Ambiente Italia. Domani alle 12.55 vedremo se vi saranno novità.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati