GEAPRESS – Paese che vai, piatti di tradizione che trovi. In Calabria, più di altre regioni, si mangiano i piccoli roditori selvatici (ghiri). In Veneto ed in alcune provincie lombarde, come a Brescia, si mangiano piccoli e graziosi uccelletti protetti dalla legge. Tutto vietato, appunto. Sia nel caso dei ghiri che degli uccelli protetti. Vietato per la protezione della specie e per motivi sanitari. Essendo tutta la filiera illegale, chi garantisce che sopra la polenta non finisca un uccellino arrostito mezzo putrefatto? Oppure vietati perchè in barba alle normative sanitarie, come il caso di capretti o agnelli appesi squartati nei mercati rionali specie del sud italia.

In Cina si mangia il cane. Non è mai stato, in alcune provincie, un animale particolarmente d’affezione e la sua carne, ben grassa prima dei rigidi inverni cinesi, non è vietata. Non dobbiamo avere pregiudizi, dal momento in cui, se non cane, almeno il gatto è ancora discretamente diffuso come piatto di tradizione anche in Italia (illegale, ovviamente).

Mesi addietro fece scalpore il blocco di una spedizione di 500 cani (vedi articolo GeaPress), vicino Pechino. Erano destinati per l’alimentazione, ma la mobilitazione di un’associazione animalista cinese riusci a bloccare il tutto.

Non meravigliamoci per i numeri visto che il Veneto e la Lombardia hanno autorizzato, nonostante siano protetti dalla legge, l’uccisione in poche settimane di oltre un milione di graziosi uccelletti canori, come ad esempio i piccoli colorati fringuelli. Figuriamoci che a Brescia, in Valle Sabbia, hanno fatto pure una Madonna del buon bracconiere. Donata dagli amici della caccia, assistette, suo malgrado, ad una gara di spiedo di uccellini offerti presso il roccolo di un pluridenunciato uccellatore del posto. Partecipò pure un prete (poi sconfessato dalla Curia bresciana) ed un ex Consigliere regionale lombardo, non sconfessato dal suo partito.

Anche la Cina ha il suo festival. Ed è il Jinhua Hutou Dog Meat Festival. Pur senza avere grandi conoscenze di inglese, non ci vuole molto a capire che trattasi di carne di cane. A migliaia, arrostiti, in umido, conditi con salse dolci o piccanti. Oppure secchi e soffritti. Costolette, quarti anteriori, lingua ed altre parti anatomiche molto note anche per i piatti italiani, solo che lì sono di cane.

Da quest’anno, però, le autorità locali sono intervente. Alcuni blogger hanno fatto piovere decine di migliaia di mail di protesta e finalmente la politica è intervenuta, per vietare una cosa che in Cina non è vietata. Per il cane, in Cina, oltre agli usi ed abusi che riserviamo noi occidentali al miglior amico dell’uomo, c’è anche quello dell’alimentazione. Non è un discorso generalizzabile a tutto il paese (come il gatto in Italia, del resto) ma la Cina è grande. Nelle economie contadine ha rappresentanto, nei secoli, una riserva di grasso da consumare al momento opportuno. Poi, per fortuna, nonostante resistenti ampie sacche di povertà, le cose in Cina sono cambiate e del grasso di cane se ne può fare a meno. E’ rimasta la tradizione, però. Ed ecco il festival che una quindicina di anni addietro venne pure potenziato, per motivi commerciali. Ora tutto si è fermato, nonostante i 600 anni di esistenza. Mangino pure, ma non cane. Non tutti, ovviamente, la pensano alla stessa maniera. Un blogger cinese, cultore di questa alimentazione, ha infatti dichiarato “la carne di cane è una componente dell’antica cultura cinese“. Concettualmente, il suo pensiero, non fa una grinza. 

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