Man mano che in Italia si sono andate affermando sia le associazioni ambientaliste che  animaliste, si è potuto spesso osservare una sorta di contrapposizione tra i due concetti. Essere animalisti è apparso talvolta come una posizione ininfluente, se non addirittura inconciliabile, con la protezione dell’ambiente. Un ambientalista, però, non ha preconcetti nel mangiare carne se di provenienza biologica. Nonostante “bios” significa vita, vi sono stati   ambientalisti italiani che hanno finanche promosso proprio una alimentazione biologica non vegetariana. Eppure se tutti i carnivori mangiassero solo animali allevati con metodi biologici, i devastanti danni ambientali non sarebbero molto dissimili da quelli attuali. Per alimentarli bisognerebbe lo stesso continuare a sottrarre enormi spazi alla natura forzandola a produrre colture foraggere biologiche. Le deiezioni di un animale allevato in maniera biologica mantengono, inoltre, lo stesso potere inquinante. Se poi la popolazione umana facesse uso solo di carne biologica, bisognerebbe enormemente aumentare gli spazi disponibili per gli allevamenti, rendendo facilmente ipotizzabile che questo non sarà mai possibile. Bene che vada, si imboccherebbe una strada senza uscita.

E’ chiaro che la popolazione umana è oggi molto distante dall’essere totalmente alimentata da carne biologica, così come solo da vegetali. Anzi, ancora in grande parte, di fame si muore. Sicuramente però sarebbe preferibile essere vegetariani. Questo non solo per la vita di bovini e galline ovaiole biologiche, ma per la salute dell’ambiente. Ne gioverebbero anche le popolazioni afflitte da carestie, dal momento in cui l’enormità delle colture foraggere non servirebbero più a  produrre un numero relativamente basso di bovini (peraltro produttori di gas serra) utili a sfamare un numero bassissimo di uomini. Se le stesse aree oggi coltivate a foraggio fossero infatti convertite a colture utili all’alimentazione umana, il mondo già produrrebbe cibo in abbondanza non solo per sfamarsi ma anche per  rendere disponibile il ritorno di grandi spazi alla natura.

E’ chiaro che l’alimentazione mondiale, ivi compresa quella di chi muore di fame, è in mano alle multinazionali della carne, ma le scelte di pochi possono un domani divenire scelte di molti. Probabilmente, in un mondo più ragionevole, saremo obbligati ad accelerare un processo di cambiamento nelle nostre abitudini alimentari. Potrebbe essere una questione di sostenibilità dell’uso delle risorse naturali.

Di sicuro avere in contrapposizione ambientalisti ed animalisti, conviene a molti. Conviene ad esempio alla caccia di selezione. E’ molto più popolare affrontare il controllo di una popolazione di cinghiali dando libero sfogo ai cacciatori, avendo dalla propria parte un nome ambientalista.  Conviene alla sempre più fiorente industria di carne ed uova biologiche, anche se i manzi e le galline finiranno uccisi tanto quanto gli altri animali. I pulcini maschi delle varietà ovaiole, ad esempio, finiranno subito a fare da concime non essendo “utili” neanche arrosto. Per non parlare della stessa gallina, la quale finirà lo stesso di vivere appena si abbasserà la produzione di uova. Conviene all’industria della pesca finalizzata non solo all’alimentazione diretta dell’uomo ma anche alla produzione di mangimi per animali da macello (sia che biologici che no).

La scelta animalista si impone per vari motivi. A volte è quasi una conseguenza di una scelta salutista. Ma è comunque una scelta molto più ambientalista di chi animalista non è. Vorremo provare allora a trattare la protezione dell’ambiente dando per scontato che essa è imprescindibile da una scelta vegetariana. E’ interesse comune che l’ambiente sia protetto, smettendola magari di promuovere, quasi come delle organizzazioni di consumatori se non addirittura club di cucina, bistecche o uova biologiche.