GEAPRESS – Anni di incontri e mediazioni per raggiungere un accordo su base volontaria entro il 2018!
Il tentativo è quello di coniugare due tendenze incompatibili, l’esigenza di mercato, che vuole una carne di maiale che non odori di maiale, e le sofferenze dei suinetti, castrati a vivo affinché le loro future carni siano profumate!!!
Tutte le altre sofferenze e privazioni a cui sono sottoposti i maiali esulano dall’accordo.
Cosa prevede il documento.
Come primo passo, dal 1° gennaio 2012, la castrazione chirurgica dovrebbe essere effettuata dopo la somministrazione di analgesici  o di anestesia.
Poi,  entro il 1° gennaio 2018, dovrebbe esserci lo stop totale della castrazione chirurgica.
Secondo la Commissione Europea, la necessità di una sottoscrizione europea nasce soprattutto per  garantire l’accettazione dei prodotti provenienti da  suini non castrati chirurgicamente da parte delle autorità  e dei consumatori dell’Unione europea, ma anche nei mercati dei Paesi terzi.
Ovviamente le  deroghe sono già pronte! 
La Commissione, infatti, precisa che nel caso della carne suina registrata come  ‘specialità tradizionale garantita’ o con ‘Indicazione geografica’- Indicazione Geografica Protetta (IGP) o Denominazione di Origine Protetta (DOP) – e per  la carne suina usata  in tradizionali prodotti di alta qualità  la castrazione dei suinetti  è inevitabile.

Invitati alla presentazione del documento  i rappresentanti degli agricoltori europei, gli industriali della carne, i dettaglianti, gli scienziati,  i veterinari e le ONG che si occupano di benessere e tutela degli animali.
Hanno già sottoscritto la Dichiarazione la FVE, una nutrita rappresentanza di allevatori e l” Eurogroup for Animals (vedi elenco dettagliato**).

La posizione dell’Italia.
L’Italia ha partecipato al dibattito in sede FVE astenendosi, nel novembre  2009,  dal firmare il documento finale dei veterinari europei. 
L’attuale legislazione europea non solo autorizza la castrazione, ma l’autorizza senza anestesia.
Perché la castrazione? Fondamentalmente per eliminare l’odore di verro, di maiale, dalla carne di maiale (sic!).
Non solo, la castrazione serve a reprimere il risvolto comportamentale, detto aggressività ma in effetti semplicemente voglia di vivere, dei maschi non trattati.
Le alternative percorribili, secondo la FNOVI,   sono solo due castrazione chirurgica previa  anestesia ed analgesia prolungata  o immunocastrazione, anche se in Italia non sono in commercio anestetici autorizzati e specifici per i suini. L’immunocastrazione, invece, prevede l’inoculazione di vaccini che inibiscono temporaneamente la funzione testicolare.
Il vaccino  induce il sistema immunitario del suino a produrre anticorpi specifici contro il GnRH (gonadotropine).
La Delegazione FNOVI alla FVE  si è astenuta, ritenendo che “per la peculiare situazione dell’allevamento italiano (suino pesante per la produzione del prosciutto)sono necessari tre interventi di immunocastrazione. L’ultimo deve essere effettuato su animali di oltre un quintale, con difficoltà operative e gravi rischi per la messa in sicurezza degli operatori e soprattutto stress enorme per gli animali. Stress equivalente perlomeno ad una castrazione effettuata a pochi giorni di vita. Queste le ragioni esposte in assemblea generale che hanno, al momento del voto, portato la Fnovi all’astensione“.
Dunque per i veterinari italiani è praticabile solo la  castrazione chirurgica , effettuata dai veterinari. 

La vita di un maiale in un allevamento.
A tre mesi i suinetti detti “da ingrasso” sono trasportati nei box di cemento  dove concluderanno la loro vita  alla tenera età di sei mesi. In natura vivrebbero almeno  20 anni.
Rinchiusi in 15-20 non possono grufolare, nemmeno rigirarsi, né rinfrescare la loro pelle delicata con bagni e fanghi. Ovviamente i suinetti  sono stati previamente castrati, a vivo.
Apatici o aggressivi, nonostante la castrazione, leccano le sbarre per ore o sfogano la loro irruenza contro copertoni di automobili messi a proposito nei box.
L’unica uscita è quella per andare al macello, dopo un viaggio allucinante il copione è sempre lo stesso: stordimento spesso mal eseguito e sgozzamento, quindi la vasca di acqua bollente, dove l’animale mal stordito viene gettato ancora vivo.
Per le femmine, destinate a diventare scrofe da riproduzione, la vita da recluse dura circa due anni.
Le attende il box di cemento fino alla prima gravidanza, ovviamente l’inseminazione è artificiale, quindi vengono trasferite nelle minuscole gabbie da gestazione dove non possono nemmeno rigirarsi. Alla vigilia del parto una volta  trasferite nelle sale parto, sono “fasciate” da una serie di tubi che lasciano libera solo  la parte inferiore del corpo, mentre i nuovi nati possono circolare. Quaranta, al massimo cinquanta  giorni ed  i piccoli vengono prelevati mentre la scrofa ricomincia da capo.
Non siete d’accordo? VEGAN E’ MEGLIO!
 
.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte). 
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I Firmatari
Signatories to the European Declaration on alternatives to surgical castration of pigs
• COPA-COGECA (European farmers and European agri-cooperatives)
• Eurogroup for Animals
• UECBV (The European Livestock And Meat Trading Union )
• CLITRAVI (Liaison Center for the Meat Processing Industry in the European Union)
• FESASS (The European Federation for Animal Health and Sanitary Security )
• EAAP (European Federation for Animal Science)
• EFFAB (European Forum of Farm Animal Breeders)
• FVE (Federation of Veterinarians of Europe)
• Danish Agriculture and Food Council
• DBV (German farmer association)
• VDF (German meat industry association)
• HDE (German retail association)
• Scientific experts from INRA (Institut national de la recherche agronomique)
• COV, (representing the Dutch red meat slaughterhouses)
• LTO Nederland (Dutch pig farmers organisation)
• NVV, (Dutch pig farmers organisation)
• NBHV, (Dutch livestock traders organisation)
• ANAS (Associazione Nazionale Allevatori Suini)
• Danish Meat Research Institute
• OIVO – CRIOC