GEAPRESS –  L’avevano trovata positiva alla ricerca dei cortisonici. Dall’esame delle urine della bovina, risultava infatti la non conformità al prednisolone cortisonico. L’allevatore, invece, aveva fatto verbalizzare al veterinario del macello che l’animale non aveva subito trattamenti nei giorni antecedenti al trasporto. Versione confermata in opposizione al decreto penale di condanna fino all’assoluzione del Tribunale di Mantova il quale ha fatto fede alle tesi portate dai veterinari buiatri, ovvero i veterinari che si dedicano in particolare alle malattie dei bovini. Questi avevano sostenuto che “la ricerca scientifica sta dimostrando la natura fisiologica della positività al prednisolone”.

Le sentenze ovviamente vanno rispettate ma appare strano che ci si possa basare su qualcosa che … si sta dimostrando. La stessa sentenza ricorda che è “allo studio dell’istituto nazionale di farmacologia la questione relativa alla possibilità che il prednisolone possa essere prodotto in minime quantità dall’animale stesso….”.

Inoltre, sempre secondo i veterinari buiatri, la presenza del cortisone nell’organismo del bovino sarebbe dovuta a fattori di stress. Sempre la stessa sentenza, riallacciandosi alle minime quantità autoprodotte , le riconduce ad una “…. risposta fisiologica ad alcune situazioni stressanti”. Ammesso pertanto che allevamento e, soprattutto macello, un po’ stressano? No, perché per stress, in questo caso, andava inteso che la mucca aveva partorito.

Delle cause endogene e fisiologiche della produzione dei cortisonici ne sono da sempre convinti i medici veterinari della SIVAR (Società Italiana Veterinari per Animali da Reddito).(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).