GEAPRESS – Ne avevano riempito un secchio intero. Rane spellate, eviscerate e pronte al consumo. Ed in più, rari granchi di fiume, trovati ancora vivi dal Corpo Forestale dello Stato e liberati nel fiume Tammaro. Il sequestro, per la mancanza di autorizzazioni e certificazioni nonchè per la non refrigerazione delle rane, è avvenuto sabato scorso in un mercato rionale di Benevento. Un fatto insolito, sia per le abitudini alimentari della zona che per l’ancora meno probabile ipotesi che le rane potessero servire ai cittadini extracomunitari di origine orientale. Non vi è, infatti, a Benevento, una presenza significativa da giustificare una tale ipotesi. Il venditore, che esponeva in pubblica via, era inoltre un beneventano.

Forse potrebbe essere la prima volta ma secondo i ben informati il prezzo proposto si aggirerebbe intorno ai 30 euro al chilo, un costo non sicuramente alla portata di tasche povere.

Il controllo del Comando Provinciale e della Stazione Forestale di Benevento, rientra nella normale attività di tutela dell’agroalimentare.

Ma chi mangia rane in Italia? Non proprio tutti, ma poco ci manca. Di sicuro in prima fila vi sono le regioni del centro nord. Le sagre sono molto diffuse e non sempre, anzi quasi mai, viene precisato il luogo di provenienza delle ranocchie. Piemonte, Lombardia, ma anche Veneto e Friuli. Vi è poi l’Emilia, la Toscana e via via scemando anche il Lazio e la Campania.

Questo, nonostante un pò tutte le specie di anfibi stanno facendo registrare diminuizioni preoccupanti a livello mondiale. Le rane, in Italia, si mangiano anche in barba alle più elementari condizioni igieniche. La pesca, spesso con l’ausilio di vere e proprie canne appositamente adattate, avviene in genere in fossi e canali che servono aree coltivate. Molto probabile, dunque, l’inquinamento sia di tipo organico, specie nei pressi di centri abitati, che derivante dal trattamento ad uso agricolo dei terreni.

In alcune regioni, poi, è stato accertato come talune sagre a base di carne di rana, si basano su esportazioni estere, specie dall’Oriente. Il WWF ha denunciato questo fenomeno (vedi articolo GeaPress) per la Toscana, dove in barba allo status di protezione ed ai rischi sanitari, le rane di tale provenienza vengono utilizzate come piatto delle numerose sagre, specie della provincia di Siena.

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