GEAPRESS – Che fine fanno gli animali da allevare che non si rivelano adatti allo scopo? Lo sanno bene molti selezionatori anche di animali d’affezione. Se non può essere venduto o comunque non può produrre, di certo non vien mandato a pensione, specie se trattasi di milioni di animali. Anzi del 50% di milioni di animali. E’ il problema dei maschi delle varietà ovaiole e le femmine di quelli da carne. Similmente ci sono i vitelli delle varità bovine da latte e spesso le vitelle di quelli da carne.

Tempo addietro fece molto scalpore il sequestro operato dal Corpo Forestale dello Stato di alcune discariche abusive in provincia di Caserta adoperate per l’abbandono e la morte dei neonati di bufali. Non essendoci un mercato della carne, ma solo delle mozzarelle, venivano uccisi subito, abbandonandoli. Negli Stati Uniti, poi, si scoprì il martellamento dei vitellini delle varietà da latte. Tanto devono morire, disse qualcuno. Uno dei motivi del perchè la varietà bruna dei bovini valdostani (quelli dei combattimenti tra animali, vedi articolo GeaPress) è in diminuizione, è dovuto al fatto che i vitellini al macello li pagano molto poco. Ancor meno di quelli della frisona.

In generale il prezzo pagato al macello di un animale non da carne è troppo basso anche per compensare le spese dell’alimentazione artificiale. La vacca, infatti, deve soprattutto produrre latte per l’uomo, non per il suo vitello, ed almeno una volta all’anno deve tornare gravida. Finchè il prezzo di macellazione ( o l’incentivo statale) regge, campano quanto basta. Viceversa devono poter andar via.

Vi sarebbe il sessaggio, ma può fare cilecca e poi costa. Costa anche l’inceneritore e chissà dove finiscono molti maschietti di varietà bovine da latte. Almeno quelli degli allevamenti meno controllati che però, a giudicare i sequestri di stalle lager che avvengono in Italia, forse non sono poi delle situazioni così isolate.

Cosa si sono inventati in Australia? L’alimentazione viene sospesa fino a trenta ore prima della macellazione. Questo anche per venire incontro alle grandi distanze che i camion colmi di piccole vite debbono compiere prima di arrivare al macello. La notizia è resa nota dalla RSPCA ( Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals) la quale ha fatto pervenire al governo australiano migliaia di mail di protesta ove viene chiesto l’approvazione di un emendamento che cancelli tale possibilità dalla regolamentazione di quel paese.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).