GEAPRESS – Il caso forse più singolare si ebbe lo scorso gennaio in provincia di Verona. Con la Guardia di Finanza che si sbracciava invitando all’adozione gli animali sequestrati in un macello abusivo gestito da cittadini cinesi, ci fu chi, firmandosi ALF, andò a “liberare” un cagnolino. Cosa hanno rischiato, … oltre che fare arrabbiare il Magistrato, gli animali di quel macello, poi tutti in via di azione, come di altri allevamenti abusivi che praticamente ogni giorno vengono scoperti in Italia?

Secondo Ennio Bonfanti, Coordinatore Regionale Sicilia Guardie WWF, che assieme all’Avvocato Nicola Giudice cura la rubrica di GeaPress Amica Lex, la fine è spesso infausta.
Rispondendo ad un quesito posto da una lettrice di GeaPress (vedi domanda e risposta integrale , Ennio Bonfanti sottolinea come vada, innanzi tutto, posta attenzione al tipo di sequestro operato. Se cioè di natura sanitaria o comunque amministrativa, oppure applicato secondo il Codice di Procedura Penale per casi di maltrattamento o per violazioni di altre leggi come quelle, ad esempio, sul commercio di fauna esotica.

Nel primo caso, ovvero quello di natura amministrativa, il sequestro viene in genere disposto dai Veterinari ASL o dal Sindaco. Può riguardare motivazioni di ordine sanitario, quali ad esempio la constatazione di animali affetti da brucellosi o zoonosi in generale, oppure animali la cui provenienza è ignota. Sebbene non sia obbligatorio, in genere viene disposto l’abbattimento degli animali… invece che essere curati!

Per quanto riguarda i casi di maltrattamento, trafficanti o comunque sequestri penali, il risvolto della medaglia è ancor più paradossale. In genere, cioè, non vi sono posti alternativi dove sistemare gli animali. Capita, allora, che i poveri animali vengano lasciati in custodia giudiziaria agli stessi aguzzini. Questo anche in casi estremi, ovvero nelle corse clandestine di cavalli (in questo caso avviene praticamente sempre) o nei combattimenti tra cani.

E dire che l’art. 3 della Legge n. 189 del 2004 dispone che “gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca sono affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta individuati con decreto del Ministro della Salute”. Tali operazioni dovrebbero essere finanziate anche grazie al versamento di una parte delle sanzioni pecuniarie introitate dallo Stato per le violazioni della medesima legge. Questi introiti sono però esegui. Così ebbe a dichiarare il Sottosegretario alla Salute Francesca Martini rispondendo a due parlamentari che volevano, invece, mantenere gli animali nei luoghi del sequestro (!), almeno fino a condanna definitiva (vedi articolo GeaPress). A ciò deve aggiungersi – conclude Ennio Bonfanti – che tali previsioni sono ancora largamente inoperanti anche perché la maggior parte delle Associazioni si dedica con maggiore attenzione agli animali cosiddetti di affezione, ovvero cani e gatti.

In Italia, ad esempio, vi sono solo tre centri appositamente riconosciuti dal Ministero dell’Ambiente per l’accoglimento della fauna esotica sequestrata. Tigri, leoni ma anche elefanti, serpenti, tartarughe, finanche insetti e scorpioni, vengono spesso affidati a zoo, a privati detentori (se non trattasi di animali pericolosi per l’incolumità pubblica) oppure alle stesse persone alle quali sono state sequestrate. C’è pure il caso di un circo equestre al quale i suoi felini vennero sequestrati una seconda volta (e sempre a lui lasciati). Questo perché non vi erano posti alternativi dove portarli, e nonostante lo stesso circo continuasse ad utilizzarli anche se, in base al primo sequestro, non avrebbe potuto farlo.

Amica Lex, così come Amico Vet (la rubrica di GeaPress curata dai Medici Veterinari Enrico Moriconi e Francesco Roberto Assenza) sono i due spazi messi a disposizione dei lettori che vogliono porre uno specifico quesito. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).