GEAPRESS – Animali vivi, animali morti, resti di macellazione, animali lasciati a decomporsi dentro le gabbie, altri che pascolavano in un terreno intriso di sangue e polvere di eternit. Un film dell’orrore che supera ogni possibile fantasia è quanto si sono trovati davanti gli agenti della Guardia di Finanza di Rovigo.

Tutto è partito da un normale controllo su strada che i Finanzieri di Rovigo stavano svolgendo lo scorso venerdì pomeriggio. Quando i militari, fermato un piccolo furgone, hanno chiesto al conducente, Z. C.  un 36enne di origine cinese, di aprire il vano cassone avviene la prima macabra scoperta: diversi animali recentemente macellati e malamente riposti in sacchi di plastica, secchi contenenti frattaglie e residui di macellazione nonché un cartone contenente alcuni esemplari vivi di piccioni torraioli, specie protetta dalla legge.  Dalla perquisizione del mezzo salta fuori anche un book fotografico, un vero e proprio catalogo da rappresentante che esponeva in foto la merce…ovvero le carni disponibili per la vendita. E ancora circa trecento bigliettini da visita alcuni appartenenti allo stesso uomo fermato e altri a terzi, che sono subito stati sequestrati e sono attualmente al vaglio degli inquirenti.

I finanzieri, guidati dal Capitano Maria Concetta Di Domenica, allertato immediatamente il magistrato di turno, si facevano quindi condurre dall’uomo presso la sua abitazione per svolgere la perquisizione domiciliare.
Giunti a Menà di Castagnaro (VR) l’orrenda scoperta: un edificio di due piani con terreno attiguo costituiva non solo l’abitazione dell’uomo e della moglie ma era anche il luogo di allevamento e macellazione abusiva degli animali. Ad accogliere i militari carcasse di animali, resti di macellazione, sangue, ossa, animali in decomposizione.

In totale, quasi 700 animali di diverse specie, tra anatre, oche, faraone, polli, capre, tacchini, fagiani, maiali, daini e persino cinque cani, tutti meticci di media taglia, di cui uno solo libero mentre gli altri quattro erano chiusi in singole gabbie.

In una voliera sono stati rinvenuti circa 50 piccioni morti, secondo gli inquirenti, per incuria e lasciati a decomporsi. Mentre le galline si trovavano a razzolare in un terreno intriso di sangue e polvere di eternit.

Gli otto Daini venivano tenuti nello stesso locale dove avvenivano le macellazioni. Uno di questi era in grave stato di salute e allo stesso, come confermato dall’uomo, veniva somministrato un potente antibiotico, per il quale è necessaria prescrizione medica, che naturalmente non era in possesso dell’uomo.

Adibito a macello, il pianterreno dell’abitazione ed un locale esterno, dove sono stati rinvenuti quali unici attrezzi da lavoro, mannaie e coltelli. Particolare interessante, sottolineano dalla Guardia di Finanza,  dal momento che i protocolli di macellazione prevedono l’utilizzo di procedure idonee a creare lo stordimento dell’animale prima dell’uccisione onde arrecare le minori sofferenze possibili.

Al piano superiore, invece, vi era la stanza da letto dei due coniugi. Nella stessa stanza vi erano delle anatre appese in essiccazione.

Le condizioni igieniche generali erano agghiaccianti, sia l’allevamento che la macellazione avvenivano non solo in totale spregio delle norme vigenti per il settore, ma anche in totale assenza delle più comuni misure igieniche ispirate dal buon senso e dalle più basiche conoscenze in materia di salute .

Sul luogo a coadiuvare i militari, è giunto personale della Polizia Provinciale e dell’ARPAV di Verona, per constatare le violazioni in materia di Tutela ambientale, ed i veterinari della ASL 21 di Legnago, per accertare l’appartenenza di specie degli animali ricoverati nella proprietà del cinese, nonché valutare l’eventualità del maltrattamento. E’ stato anche informato il Sindaco del Comune veronese ove si sono svolte le attività, in qualità di autorità sanitaria locale.

L’attività economica era, chiaramente, del tutto sconosciuta al fisco. Per tale ultimo aspetto, la Guardia di Finanza di Rovigo, concluse le attività d’indagine, procederà a investire del compito istituzionale il reparto competente per territorio, che constaterà gli importi evasi dal cinese nello svolgimento abusivo della sua attività.

Le indagini proseguono per accertare la provenienza degli animali, sia di quelli domestici che di quelli selvatici protetti, e la destinazione finale delle carni macellate.

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Vedi aggiornamento del 18/01/2011

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