GEAPRESS – Le montagne non sono quelle russe, come gli investitori che li hanno reclusi, ma bensì quelle turche di Hisaronu, Oludeniz in Turchia. La scienza dei delfinari ha creato così il delfino di montagna, circondato dal chiasso del locale divertimentificio. Salgono così a parecchie decine i delfini imprigionati nei delfinari turchi, in parte di provenienza selvatica.

Le proteste stanno fioccando da tutto il mondo ma i problemi sollevati non sono solo turchi. Quello dei rumori, ad esempio, si riscontra già nell’assistere ad uno spettacolo di un delfinario italiano. Finanche chiassosi spettacoli con Peter Pan saltellante e musiche a tutto volume di Edoardo Bennato. A Oltremare (RN) poi, i delfini furono inseriti ancora a cantieri aperti.

Se per la Turchia si critica i trasferimenti in atto da un altro delfinario, in Italia si è fatto anche di peggio. Sono state rinscatolate finanche delfine gravide, dal divertimentificio della riviera romagnola all’acquario di Genova, dove hanno partorito per essere poco dopo nuovamente trasferite. Ritornati a Riccione alcuni delfini hanno ripreso la via adriatica, ossia la strada statale 16 adriatica che li ha condotti, loro malgrado, al delfinario di Fasano (BR) oggetto, anni addietro, di una vera e propria ecatombe di delfini in cattività. Le cause non furono mai chiarite. Quello che è certo è che gli spettacoli furono sospesi proprio in alta stagione.

Alcuni dei delfini turchi sono nati in natura, come alcuni di quelli italiani prelevati dall’Adriatico come da Cuba e detenuti pure nell’acquario di Genova. A livello mondiale vi è una fortissima richiesta di delfini nati liberi, anche per sopperire alle morti in vasca. E’ noto ormai da tempo come la cattività compromette il benessere degli animali. Fino al 1995 uno studio realizzato dal Marine Mammal International Association ha posto l’accento sul fatto che i tassi di sopravvivenza in acquario e le speranze di vita dei cuccioli (è solo di poche ore la notizia della morte di un nuovo cucciolo nato già in cattività ad Oltremare – RN) siano sensibilmente inferiori a quelli dei delfini liberi.

Addirittura fin dalla prima metà degli anni ottanta (uno dei primi studi fu quello compiuto da una Commissione del Senato Australiano) è noto come i delfini detenuti siano soggetti a stress, anomalie del comportamento, alta mortalità e problemi riproduttivi. Incredibilmente però, nelle montagne turche come nelle riviere italiane, i delfini vengono presentati come portatori di sapienza scientifica, indispensabili per il progresso umano.

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