GEAPRESS – In un paese che non ha sbocchi sul mare e in una città dove il mare si trova a non meno di 300 chilometri in linea d’aria. Ecco dove sono finiti gli ultimi prigionieri del Giappone, uno dei più grandi esportatori mondiali di delfini di cattura. Costretti addirittura in sette, in una vaschetta d’acqua clorata profonda pochi metri e meno di 40 in larghezza.

Siamo a Yerevan, capitale dell’Armenia, ai piedi del Caucaso. Il circo d’acqua ha aperto a dicembre; inutile dire che sta avendo successo nonostante il prezzo che per quel paese, non è affatto popolare (tre i cinque e gli otto euro a biglietto). Ovviamente, ad un prezzo maggiorato, puoi anche farti una nuotata con i delfini ma (anche) su questo tema l’Italia non avrebbe molto da dire in sua difesa. Con buona pace dei funzionari ministeriali che avrebbero dovuto vigilare, da noi il nuoto con i delfini si chiama Pet Therapy, anche quando avviene senza il necessario nulla osta previsto dal Decreto sul “corretto” (sic) mantenimento dei tursiopi in cattività.

Il delfinario di Yerevan è stato ora oggetto di proteste di gruppi animalisti locali che annunciano battaglia in tribunale. Il pericolo di queste strutture, però, è anche quello di potere servire a riciclare delfini di cattura, grazie a scambi o nascite in cattività. Pericolo valido anche per quei paesi (come nel caso dell’Italia) dove è, fino ad ora, vietata l’esportazione di selvatici.

Di sicuro, però, a livello mondiale la richiesta di delfini per la cattività è di gran lunga superiore alla disponibilità di quelli già nati in cattività. Da quando, ad esempio, in Italia si sono bloccate le importazioni dai mari cubani (finiti finanche all’acquario di Genova che ha sempre negato di averne avuti di cattura) i nostri delfinari stentano a rimpiazzare le “perdite” in vasca. Questo nonostante alcune femmine siano di fatto trasformate in fattrici. Lasciamo perdere, infatti, la biologia riproduttiva di questi animali, dal momento in cui, in vasca, poco o nulla esiste delle complesse interazioni sociali dei delfini liberi, come, ad esempio, il continuato rapporto di vicinanza e cooperazione tra madre e figlio. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).