GEAPRESS – vengono spinti all’interno delle baie di quattro porti giapponesi specializzati in questo tipo di caccia. Sono delfini, come tursiopi o globicefali. Le barche li captano al largo e li spingono con sollecitazioni sonore che li disturbano. All’entrata della baia viene poi issata una rete. Possono stare così bloccati, finchè i pescatori non decidono di intervenire.

Il porto più famoso è sicuramente quello di Taiji più volte documentato di Richard O’Barry, l’ex addestratore di delfini americano che dopo la morte di uno dei cetacei filmato per la serie del delfino Flipper, mollò il suo lavoro denunciando il mondo dei delfinari. A Taiji, oltre ai macellai, ci sono gli emissari dei delfinari. Mentre dalle barche si porta avanti la mattanza, gli asettici signori dello spettacolo dei circhi d’acqua scelgono le loro prede, sempre più richieste dal boom dei parchi di divertimento, specie nel sud est asiatico.

Richard O’Barry è l’autore del documentario The Cove, quello criticato dai delfinari, anche italiani, come un mucchio di falsità (vedi articolo GeaPress, in delfinari 17 giugno 2010).

I delfini a Taiji si cacciano da settembre ad aprile. Se ne ammazzano a migliaia e quest’anno le autorità locali hanno deciso di prolungare di un mese l’attività dei macellai. Questa settimana sono stati già uccisi 60 globicefali. Taiji si trova, sebbene ad alcune centinaia di chilometri più a sud, sulla stessa costa delle centrali nucleari di Fukushima. Finora il problema per le carni di delfino consumate dall’uomo, è stato il mercurio. Chissà dopo il disastro nucleare.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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