GEAPRESS – E’ la corsa più pericolosa al mondo, si tiene ad Omak, nello Stato di Washington (USA). L’edizione 2011 si terrà dal 12 al 15 agosto, ma già a luglio ci saranno le prove.

Durante la gara i cavalli muoiono. Di infarto. Per lo sforzo fisico. Si fratturano per le cadute, per gli scontri con gli altri cavalli.

La gara, la Suicide Race, che, secondo gli organizzatori rievocherebbe le gare a cavallo degli Indiani d’America, si tiene dal 1935. Ogni anno. 

Anche se molti fantini sono di origini indiane, ma sono presenti anche diversi cowboys, la gara non ha nulla a che fare con la tradizione. Infatti, fu inventata di sana pianta da Claire Pentz, un venditore di mobili di Omak dopo la creazione della Diga di Gran Coulee, che inondò la valle nel 1933. La corsa doveva promuovere il rodeo.

Il percorso è da suicidio, si parte dalla Collina Suicide (un nome, una garanzia), una galoppata iniziale di 15 metri per lanciare a tutta velocità i cavalli, quindi una discesa lunga oltre 70 metri con una pendenza di 62° che termina nelle acque del fiume Okanogan; i cavalli, se riescono ad arrivarci, devono lottare per non annegare, mentre i fantini indossano giubbotti di salvataggio; poi, per arrivare al traguardo, 460 metri tutti in salita, i cavalli debbono risalire una collina. L’arrivo è nell’arena rodeo.

Per partecipare alla gara suicida, i cavalli debbono prima superare tre prove, che si svolgono a luglio: verifica della sana e robusta costituzione fisica, capacità di nuoto e mancanza di panico sull’orlo del precipizio che dovranno, poi, percorrere a velocità folle.

Qualcuno ha mai chiesto ai cavalli se “veramente” vogliono parcecipare a questa corsa?

La Humane Society (USA), crede che i cavalli non vogliano proprio partecipare a questa gara suicida, parlare di maltrattamento di animale è riduttivo, basta vedere quello che succede nella gara.
La Husus, già da anni, ha diffuso un video che ritrae la corsa:  semplicemente una strage! Organizzata. Ed applaudita dagli astanti!

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