GEAPRESS – I cavalli sono stati in buona parte già mangiati. La loro carne, infatti, è stata venduta da un supermercato del comprensorio di Luino (VA). Questo grazie ai libretti identificativi alterati. La vicenda, infatti, inizia nel mondo dell’ippica e non solo italiana, visto che almeno un cavallo era nato per correre in Irlanda. Non si tratta dell’ippica di questi giorni che protesta per la crisi e paventa rischi per i cavalli che, pur non potendo, potrebbero finire (chissà perché…) dentro un macello. I fatti risalgono al 2009, ovvero più o meno coincidenti con altre storie di cavalli e macelli.

Il tutto nasce in maniera casuale, grazie allo scrupolo delle Guardie dell’OIPA. Il protagonista è un cavallo salvato dal macello grazie a una persona che già si era distinta per altri atti di questo genere. Cinquecento euro e hai un cavallo. Non poteva sapere, l’ignaro samaritano di cavalli, che trattavasi di un trottatore. Tanto vale, alla fine della sua corsa, un cavallo da … corsa. Molto meno di un cavallo di mafia, utilizzato tra prato e asfalto di una città del sud Italia e pagato non meno di 800-1000 euro al macello clandestino.

In Lombardia, tutto inizia durante un normale controllo amministrativo del Nucleo Operativo Provinciale di Varese – Servizio Interprovinciale Tutela Animali, istituito dall’OIPA e diretto dall’Ing. Francesco Faragò. Il libretto identificativo del cavallo salvato, risultò privo di una pagina. Era proprio la parte che attestava la provenienza. Dalle successive indagini avviate dalla dott.ssa Sara Arduini della Procura della Repubblica di Varese, congiuntamente ai Carabinieri di Luino, si è evidenziato molto di più di un semplice errore. Indagini che sono andate avanti fino al sequestro della stalla di un allevatore locale, avvenuto nel dicembre 2010, e di ben trenta cavalli di cui sei, per via dei libretti alterati, sottoposti a sequestro di tipo penale.

Il soggetto, ora denunciato per vari reati, tra cui truffa aggravata e uccisione di animali, prelevava dalle scuderie e riforniva proprio il macello comunale di Luino, gestito dall’ASP. I libretti identificativi venivano da lui alterati. Fatti appurati in almeno nove casi grazie al lavoro meticoloso degli inquirenti. Esami particolareggiati degli stessi documenti che GeaPress pubblica in fotogallery. Strane spillature, il dorso del libretto che camuffa, sotto gli anelli che tengono unite le pagine, le tracce della parte eliminata. Una sorta di matrice, più o meno camuffata. Numerazione delle pagine incoerenti, timbri falsi o modificati e poi, nella case dell’allevatore, la prova schiacciante ovvero il riscontro definitivo tra le copie fotostatiche rinvenute e l’originale consegnato alterato al macello. I cavalli erano tutti da corsa, provenivano da scuderie di ippodromi e finivano come “produttori di alimento”.

Forse, però, non occorreva essere sapienti di un lavoro tipico del piglio di un bravo investigatore, per accorgersi che qualcosa non andava. Insomma, un cavallo da macello può chiamarsi Derby? Un piccolo sospetto che poteva indurre ad accorgersi almeno delle manomissioni più grossolane, come intere pagine stracciate. In genere, i cavalli tipici degli allevamenti da carne, non riportano neanche il nome. A che serve chiamarli Carolina, Bianchina o chissà come se poi, già a pochi mesi, possono divenire fettine, salami, scaloppine, ragù e braciole?

I loro nomi, forse, sono ancora rintracciabili negli archivi di qualche sala scommesse. Dalle corse passavano poi all’allevatore che tagliava pagine. Infine, al macello. A quanto pare, tra i Veterinari, c’è pure chi si è sentito raggirato. Poi hanno tremato e uno si è messo a piangere. Comunque non erano loro ad alterare il libretto e nessuno risulta indagato. L’allevatore, invece, potrebbe patteggiare.

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