GEAPRESS – Sarebbero tre i cavalli morti nel corso della Sartiglia di Oristano. A rivelarlo, nei giorni scorsi, la Nuova Sardegna la quale riferisce pure di diversi cavalieri contusi e parecchi cavalli acciaccati, sebbene lievemente.  Sempre secondo lo stesso giornale una spettatrice, inoltre, è stata  colpita alla testa dalla ferratura di un cavallo volata in mezzo alla folla.

Non è la prima volta, anzi, che la Sartiglia di Oristano è al centro di polemiche per gli incidenti occorsi e per il paventato uso di doping, secondo alcuni volto più a calmare i cavalli che non ad eccitarli.

La Sartiglia, infatti, è una manifestazione con tipiche maschere locali, che si svolge lungo la via Mazzini di Oristano, per l’occasione coperta di sabbia. Tre cavalieri si accostano l’uno all’altro con i destrieri,  per formare una sorta di piramide ove il fantino centrale sale sulle braccia degli altri due nel frattempo rizzati in piedi sui rispettivi cavalli. Scontata la pericolosità della pariglia, che rappresenta proprio l’acrobazia sui cavalli in corsa. Un’ acrobazia quella della piramide, per altro, assai frequente anche negli spettacoli circensi.

Uno dei tre cavalli è stato sicuramente abbattuto, dopo essersi azzoppato durante la corsa. Non si conosce, ancora, la causa di morte degli altri due animali.

Ennesimo decesso, dunque, nell’Italia delle corse paesane con i cavalli. Diffuse in ogni angolo della nostra penisola ancor più di quanto lo sia  la corrida in Spagna. Dalle corse di cavalli nel siracusano fino alle vacche da combattimento valdostane. Dai cavalli che trainano carri iper pesanti a Supersano (LE) fino alle piramidi di Oristano. Tutte manifestazioni con radici, più o meno, storiche impossibili secondo alcuni da rinverdire nell’intrinseco valore culturale senza che vengano tralasciati quegli aspetti, tra cui proprio l’uso degli animali, ormai diffusamente non condivisi dall’opinione pubblica.

Eppure queste manifestazioni, che hanno nel Palio di Siena l’indiscusso apice di notorietà, sono protette dalla legge contro il maltrattamento degli animali che non solo li esclude dal suo campo di applicazione se inserite in un elenco storico regionale,  ma prevede all’art. 544-quinquies, inseriro nel nostro Codice Penale, il loro divieto solo se non autorizzate. E dire che alcune di loro stanno aspirando ad essere riconosciute dall’UNESCO quale Patrimonio Immateriale dell’Umanità. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte). 

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