GEAPRESS – Che fine fanno i cavalli da corsa? Non nelle stalle abusive di Palermo ed i macelli criminali, né tanto meno quelli dei noti ippodromi ufficiali italiani ed i macelli ufficiali. Addirittura i cavalli di uno dei paesi più noti sia per l’ippica che per i diritti animali. In Inghilterra, Scozia e Galles, almeno in 8000 finiscono al macello. I dati sono governativi e riferiscono che per almeno la metà trattasi di purosangue. A rilevarli, ieri, un articolo apparso sul The Guardian.

Dai 5000 cavalli nati (per le corse) nel 1960 si è arrivati ai 19.000 di due anni addietro. All’asta ne vengono venduti sempre meno, così come vengono ancor meno pagati al macello. Circa 600 euro. In molti casi finiscono in strutture secondarie specializzate nella fabbricazione di bocconi per cani da caccia.

Il problema è intrinseco al mondo dell’ippica. Un cavallo da corsa può aver finito la carriera già a tre-quattro anni. Certo, non è per tutti, ma cosa se ne fa una scuderia di un cavallo che costerà  fino a trenta anni? Nei macelli, intanto, aumenta l’attesa, aggravata anche dalla crisi del settore. In Irlanda si arriva fino a otto settimane di “coda” prima di venire uccisi.

Solo nel caso di fortunatissimi campioni si prospetta una vecchiaia in pensioni d’oro, almeno fino a quando saranno in grado di produrre il prezioso seme o di sfornare futuri puledri. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).