GEAPRESS – Un cocktail di farmaci ed altre pericolose sostante attive, da fare impallidare una farmacia degli orrori. Questo è quello che si è trovato nel sangue dei cavalli nel corso dei non molti controlli eseguiti dall’ASSI (Agenzia per lo Sviluppo del Settore Ippico) meglio conosciuta con il suo vecchio nome, UNIRE (vedi elenco).

L’1,2 % dei controlli, riferiscono i laboratori. Ma su quale base sono stati eseguiti? Per il Presidente dell’Associazione Animalisti Italiani Walter Caporale, è un po’ come proclamare il vincitore di una tornata elettorale fermandosi allo spoglio di una percentuale molto bassa di schede. Appena il 10%, come nel caso dei cavalli riferiti all’anno 2011. Questa, secondo Animalisti italiani, la percentuale media che sarebbe stata tenuta in considerazione per definire il campione, tra le varie classi di competizioni (trotto, sella, galoppo). Da questa aliquota è stato ricavato poi l’1,2% dei risultati positivi al test.

Dubbi, espressi da Walter Caporale, anche sul totale soggetto alla campionatura. Dovrebbero essere un valore assoluto da intendersi come il totale dei cavalli (ovvero la somma di ogni singolo soggetto) che ha corso nelle competizioni italiane negli ultimi anni. L’Agenzia, però, propone come base di calcolo un non meglio specificato “partenti“. Per Animalisti Italiani potrebbe intendersi soggetti non sempre diversi, ovvero un riconteggio che considera i medesimi che a rotazione ed in tempi brevissimi si alternano nelle competizioni. Se tale metodologia venisse confermata, non si avrebbe chiara la dimensione del fenomeno, dal momento in cui un cavallo trovato dopato una volta sarebbe considerato nel totale anche per le altre volte che non è stato controllato. Inoltre, un cavallo risultato positivo al test, a seconda della casualità, può essere ricontrollato oppure lasciato libero di competere per settimane, indisturbato.

Se esiste davvero una volontà da parte dell’agenzia preposta alla vigilanza sulle attività ippiche, sottolineano da Animalisti Italiani – sarebbe forse opportuno evidenziare (per motivi di trasparenza), le professionalità degli accertatori oltre che le metodologie stesse di accertamento presso un ippodromo piuttosto che un altro.

Animalisti italiani, con il rappresentante torinese Michele Di Leva, non si ferma però qui. Dall’ASSI sarebbe auspicabile un’altra risposta che facesse finalmente luce, con un’opportuna verifica, ai cavalli delle stalle clandestine di Palermo che sarebbero stati trovati iscritti all’ippodromo.

In particolare – ha dichiarato Michele Di Leva – chiediamo all’ASSI sia spiegazioni in merito ai 25 trottatori sequestrati e reperiti in una stalla abusiva – invece di essere ricoverati e reperibili presso una struttura autorizzata, così come le normative impongono – sia una maggior vigilanza tenuto conto che 20 erano regolarmente iscritti alle corse dell’ippodromo di Palermo, altri 5 no. (Il Giornale di Sicilia, 29.06.2012)”.

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