GEAPRESS – Lagnanze sulla crisi del mondo dell’ippica ma nessuna denuncia dei cavalli che muoiono in pista. L’incongruenza viene rilevata in un comunicato di Italian Horse Protection, che ricorda le ultime due morti che sarebbero avvenute nell’ippodromo di Pisa.

Luxury Baby e Salar Fircroft, questi i nomi dei due cavalli deceduti. Il primo cavallo, riporta IHP, sarebbe franato rovinosamente nell’ultimo salto, mentre Salar Fircroft si sarebbe rotto un arto all’ultima curva.

Una situazione poco rilevata dai media, alla stessa stregua dei ricorrenti nomi di alcuni allenatori che farebbero sospettare una certa esigenza di “riempire il calendario”. Cavalli, denuncia sempre IHP, che potrebbero essere anche poco allenati per la pista.

Eppure le lagnanze sulla crisi del mondo dell’ippica non si fermano. Un mondo per il quale la posizione di IHP è ormai nota, ovvero contraria a qualsiasi uso dei cavalli per fini sportivi o commerciali. Questo perchè, riferisce sempre Italian Horse Protection, nell’ippica “il fine commerciale regna sovrano”. Cavalli che sarebbero allenati e messi in pista a 2 anni, che corrono per altri 3-8 anni a seconda della disciplina e che poi vengono “dismessi”, per essere sostituiti da altri allevati appositamente.

Dove vanno a finire questi cavalli? Tanto per attenersi ai dati ufficiali basta considerare come i cavalli macellati in Italia nel 2009 sono stati 82.331 di cui 45.757 importati. Eppure uno studio dell’anno prima rilevava come i cavalli allevati per la carne (comprendendo anche le fattrici) erano 5.906. Volendo estrapolare pur con una certa approssimazione al 2009, forse qualche dubbio su come venga colmata la possibile differenza, potrebbe anche apparire.

Il dubbio è ovviamente quello sui cavalli da corsa che mai potrebbero essere destinati all’alimentazione umana. Quale valvola, si chiede IHP, andrebbe allora chiusa per bloccare il presunto circolo vizioso? In altri termini, sembra dire IHP, la fine dell’ippica non è detto che sia negativa per l’attuale mondo del cavallo.

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