GEAPRESS – E’ di queste ore la notizia che la Giunta comunale di Siena ha approvato il “Protocollo per l’erogazione di incentivi per il mantenimento e l’addestramento dei cavalli da Palio”. Tra le spese del palio, infatti, figurano gli incentivi per il mantenimento, l’addestramento e l’allevamento. L’anno scorso, ad esempio, sono stati per questo erogati 135.957 euro finanziati in buona parte con un contributo specifico della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.

Non è, ovviamente, l’unico provvedimento esistente in favore del Palio. Tra gli altri figurano, ad esempio, i disciplinari sui prelievi anti doping. Questi ultimi, a dire il vero, sono un po’ distanti dalla gara (dossier_palio_di_siena) e mai, comunque, effettuati nel dopo gara. Quest’anno, poi, vi è stato il pasticciaccio del palio di agosto. L’Università di Pisa, pagata dal Comune e vincolata alla segretezza, aveva scoperto la possibile non negatività all’esame ematico di un certo numero di cavalli. I proprietari, a proprie spese, avrebbero potuto richiedere una nuova analisi, sempre presso l’Università di Pisa. Tutti sappiamo cosa successe.

Quando saltò fuori la possibile non negatività, il Comune inviò le provette ai laboratori dell’UNIRELAB (quelli dell’UNIRE, ovvero dei cavalli che corrono). Il Comune, in altri termini, fece una cosa che non era prevista nei suoi stessi accordi. Non che questo fosse illegale, ma ad ogni modo poteva anche evitare visto che già aveva previsto (e dietro suo stesso pagamento) come comportarsi in questi casi. Arrivò poi il Magistrato (non quello del Palio, ma della Procura della Repubblica) a sequestrare l’incredibile via vai di provette. La vicenda è continuata con lo scoop del quotidiano La Nazione il quale, lo scorso dicembre, comunicò che erano pronti i rinvii a giudizio per i proprietari dei cavalli.

Quando il quotidiano andava in stampa, la Giunta Comunale deliberava di avviare le pratiche per il riconoscimento del Palio quale Patrimonio Immateriale dell’UNESCO. Coincidenza veramente eccezionale. Ad ogni modo non è l’unica. Questo perché nel protocollo approvato ieri per l’erogazione dei contributi, è stata inserita una specifica aggiunta sugli esami di revisione. Ovvero quelli da fare nella malaugurata ipotesi che in futuro si riproponga la “non negatività” (possibile doping).

Cosa cambia? Tutto. L’Università di Pisa, nel caso di ricorso non dovrà più rifare le analisi, ma bensì dovrà inviare le provette ad uno dei tre laboratori individuati ora dal Comune e che il proprietario del cavallo andrà a scegliere.
Si presume che le spese siano sempre a carico del proprietario il quale, nel caso, dovrà decidere se affrontarle o rischiare la radiazione per tre anni. Uno dei laboratori è vicino Parigi e chiamasi “Laboratoire des courses hippiques”. L’altro trovasi addirittura in Inghilterra, a Cambridge e chiamasi “Sport Scienze”…. sembra quasi che tutti e due (almeno a giudicare dai nomi) si occupino di sport e corse di cavalli. Ed il terzo? Eccolo:UNIRELAB, via Antonio Gramsci 9, Settimo Milanese, Milano.

Fosse solo per un fatto di opportunità…., ma il Direttore dell’UNIRELAB trovò pure la maniera di ironizzare nel corso di una intervista (non smentita) pubblicata dal Corriere di Siena dopo che il Corpo Forestale dello Stato lo mandò a chiamare in merito all’inchiesta della Magistratura. Tra l’altro disse che la sostanza rinvenuta sarebbe stata possibile trovarla solo nelle urine (…. ed infatti gli esami che Siena prevede, chissà perché, sono solo ematici….). Lo stesso è stato pure ospite del Comune di Siena al Palio 2009, insieme all’Ambasciatore del Messico, al Principe ereditario del Regno olandese e consorte (la Principessa) e pochissimi altri. Insomma non che questo sia un reato, ci mancherebbe, però sembra quasi che il Palio che qualcuno vorrebbe dell’Umanità venga un po’ troppo organizzato quasi a fomentare le polemiche. E dire che l’Università di Pisa, poverina, era stata indicata dallo stesso Comune. Poi però tutto coincise con il patatrac delle provette che scottano.

Forse rinvigoriti dai recenti annunci che il riconoscimento dell’UNESCO lo vorrebbero anche la Giostra del Saracino di Arezzo ed il Palio dei Normanni di Piazza Armerina (EN), in questi giorni è un fiorire di propositi e finanziamenti.

In Romagna, a lagnarsi sulla poca attenzione riposta al Palio di Faenza (RA), è il Consigliere Fantinelli che però giudica positivamente che tra i tagli alla spesa non sia stato previsto alcun intervento sul palio (sic!). In Emilia, invece, il fantino sardo che conta di fare il grande salto per Siena, viene accolto dal presidente della sua contrada ferrarese con la battuta che forse di questi tempi a Siena sarebbe vista come una freddura, ovvero che la contrada è “una droga sana che da tanta carica”. A Marina di Grosseto, invece, si parte addirittura dal vento, ovvero il palio dei venti da fare sulla spiaggia.

Giova appena ricordare che i palii hanno avuto una previsione paradossale nell’Ordinanza del Ministero della Salute. Questo perché il provvedimento è in funzione del valore della tradizione. Di fatto è un gioco perfetto per concorrere all’esclusione dell’applicazione della legge 189/04, contro i maltrattamenti degli animali. Essa, infatti, prevede la sua stessa esclusione nel caso di elenchi di manifestazioni storiche (…. che le Regioni stanno prontamente stilando ed approvando).

In ultimo il riconoscimento che Siena ed Arezzo, e forse anche Piazza Armerina, stanno chiedendo all’UNESCO. Noi non siamo molto d’accordo. Il loro palio, secondo il nostro punto di vista, non può caratterizzarci culturalmente ed ambire all’Umanità. Il riconoscimento, poi, blinderebbe per sempre ogni possibilità di finirla con palii, giostre, cadute, frustini e sagome turche da colpire, come ad Arezzo.
SE LA PENSI COME LE CENTINAIA DI PERSONE CHE HANNO FINORA RISPOSTO ALL’APPELLO DI GEAPRESS INVIA ANCHE TU LA LETTERA ALL’UNESCO ED AL MINISTRO PER I BENI CULTURALI. PER FARLO CLICCA QUI E NON PERDERE TEMPO. 
.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).