GEAPRESS – Non si placano, in Inghilterra, le polemiche dopo la morte di due cavalli nel Grand National, la corsa campestre più famosa del Regno Unito che si corre ogni anno a Aintree vicino Liverpool. Anzi, i cavalli morti sono tre dopo che si è appreso di un terzo animale deceduto in un’altra gara giovedì scorso. Una competizione a cinque stelle se paragonata ai palii della nostra Italia (vedi articolo GeaPress). Tanto per intenderci, il percorso storico originario, ormai da numerosi decenni, è stato annullato e la gara si svolge in un ippodromo appositamente costruito. Da sempre, inoltre, sono banditi i purosangue.

Ed infatti, nonostante la gravità di quanto successo, vengono lo stesso i brividi a pensare cosa accade in Italia nei percorsi angustiati all’interno di piazze addobbate con terra battuta, se non addirittura con i sampietrini bagnati dalla pioggia. Eppure ad Aintree, e nelle altre parti di Regno Unito, Irlanda e Francia, dove vi sono queste esibizioni, si stabilisce non a caso un periodo dell’anno in cui si è certi che il manto erboso sia particolarmente soffice (sic!). Di sicuro è, comunque, una tortura tanto che dei circa 40 cavalli partiti, dopo 7,2 chilometri e trenta ostacoli, solo in 19 sono arrivati (abbastanza malconci)  sabato scorso. Un fantino poi è tuttora in coma farmacologico. Il suo volto è stato orrendamente sfigurato dai calci di un cavallo ed i medici stanno disperando per tentare di bloccargli l’emorragia cerebrale nel lato destro del cervello. Secondo i sanitari è praticamente impossibile che non abbia subito gravi danni cerebrali. 

Come in Italia, l’opinione pubblica inglese, supportata anche da notissimi nomi dello spettacolo e della cultura, ha paragonato la corsa di Aintree alla corrida spagnola, e come in Italia si sentono, dalla controparte, curiose interpretazioni sulla pericolosità del percorso. Per l’addestratore del cavallo vincitore (il cui fantino è stato sanzionato per le eccessive frustate ed il cavallo è dovuto ricorrere alle cure del veterinario per la disidratazione subita nella corsa) la pericolosità è causata dalle misure di sicurezza disposte a protezione dei cavalli (I?). Stessa tesi sostenuta da molti sostenitori del Palio di Ronciglione (quello dei sampietrini bagnati dalla pioggia) secondo i quali la morte della cavalla Tiffany sarebbe stata causata dalle misure volute dal Ministero della Salute a protezione dei cavalli. Ieri, però, (vedi articolo GeaPress) si è appreso che tra i rinvii a giudizio, oltre a quelli per maltrattamento di animali, ne compaiono due che recitano il reato di dichiarazioni false relativamente alle planimetrie del percorso.

Analoghe polemiche, così come capita nel caso di incidenti per il Palio di Siena, sono comparse in Inghilterra sulle riprese televisive. Telecamere subito distolte dai cavalli con collo e schiena spezzati. L’impietoso velo che ha coperto la carcassa è diventato, per il cronista, un “ostacolo”  che un addetto con la bandiera ha fatto evitare ai cavalli poi passati per il secondo giro. Un altro cronista, però, è riuscita a fare di meglio. Lui ha parlato di “carcasse sdraiate a terra”!! (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).