GEAPRESS – Alla partenza sono una quarantina, ma al traguardo, cavalli scossi compresi, sono all’incirca la metà. Al Grand National di Aintree, vicino Liverpool, quest’anno si sono avuti due cavalli morti, uno con il collo e l’altro con la schiena spezzata, numerosi altri feriti o che comunque sono dovuti ricorrere alle cure del veterinario (vincitore compreso). Inoltre, almeno un fantino ricoverato in gravi condizioni in ospedale.

L’evento da montepremi prossimo al milione di sterline si è svolto sabato scorso e la tv ha ben evitato (come altre dirette di casa nostra) di soffermarsi su uno dei cavalli stecchiti. Su di lui è stato posto un telo e quando i cavalli sono tornati sul percorso, un addetto ha indicato con la bandierina di evitare l’ostacolo alla cui base vi era ancora il cavallo morto (vedi foto). L’incidente più grave è avvenuto in uno dei salti più pericolosi, anche se nel tempo le autorità inglesi hanno più volte modificato il percorso cercando di attutire gli effetti delle cadute più disastrose. Poco oltre di sette chilometri con ben trenta salti. I cavalli arrivano stremati (quelli che arrivano).

Ma cosa è il Grand National? E’ una corsa storica del Regno Unito, criticatissima dagli animalisti inglesi per l’alto numero di cavalli morti o menomati. Niente a che fare, comunque, con asfalto o sampietrini specie se bagnati dalla pioggia, come spesso accade nelle storiche esibizioni equestri italiane. Niente dislivelli o curve a gomito come quella sotto lo storica banca, sebbene anche il Grand National ha una sorta di mamma putativa, ovvero uno sponsor che direttamente (non tramite fondazioni, come ad esempio a Siena) finanzia il Grand National. Per la cronaca è una multinazionale di liquori. Anche al Grand National vi è una attrezzata clinica veterinaria con medici specializzati, più altri cinque esperti del settore clinico, piazzati lungo il percorso.

L’unica differenza, rispetto a molte competizioni storiche italiane, è che il Grand National, pur con i mille pericoli costati fino a sabato scorso la vita ai cavalli, non si svolge più nel percorso originario, ma in un ippodromo appositamente riservato.

La competizione, in effetti, fa parte di una speciale categoria di corse campestri ad ostacoli che si svolgono nel Regno Unito, Irlanda e Francia. La prima venne eseguita nel 1752 nella Contea irlandese di Cork, tra le cittadine di Buttevant e Doneraille. Questo a rievocazione dei lunghi sentieri che i cavalli percorrevano (ostacoli compresi) nelle contee meridionali irlandesi.

Il Grand National si è svolto per la prima volta nel 1836 ed è la principale corsa di questo settore nel Regno Unito. A seguito delle proteste animaliste, ormai da parecchi decenni, la gara non si svolge più nel percorso campestre originario bensì all’interno di un vero e proprio ippodromo appositamente costruito. Da sempre sono esclusi i cavalli purosangue. Le competizioni si svolgono nei mesi le cui condizioni di umidità permettono di ottenere un manto erboso particolarmente soffice. E soprattutto, nessuno si sogna di chiedere di diventare Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO. Bastano già le brutte figure che fanno a fine corsa. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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