GEAPRESS – Ancora l’imponderabile fato, come asseriscono gli organizzatori. Ed ancora altri due cavalli morti nel Grand National, questa volta in Scozia. Sembra per emorragia interna. Non con il collo e la schiena spezzati, come quelli di Aintree della scorsa settimana (vedi articolo GeaPress). Ad Ayr, la cittadina scozzese dove sabato si è disputato il Grand National, vi sono molti meno ostacoli da saltare ma, evidentemente, i cavalli muoiono lo stesso.  Gli organizzatori si difendono dicendo che dal 2002 che non vi erano morti, che il prato era perfetto e che la temperatura non era elevata. E’ la lunghezza della corsa, oltre alla sollecitazione proveniente dal salto degli ostacoli,  a pregiudicare la salute dei cavalli, dicono ora a gran voce gli animalisti scozzesi.

Le corse come quella di Ayr e, due settimane addietro, di Aintree, sono state ormai da parecchi decenni trasferite in ippodromi appositamente costruiti. Rappresentano delle rievocazioni storiche (anche se nessuno, come il Palio di Siena, si sogna di chiedere il riconoscimento dell’UNESCO) che si ispirano alle tratta che i cavalieri compivano nei secoli scorsi nelle contee meridionali irlandesi. Lungo i percorsi anche numerosi ostacoli che vennero poi riprodotti negli iniziali percorsi di gara campestre. Niente sampietrini magari bagnati dalla pioggia o terra battuta in percorsi tra i palazzi e sotto il sole estivo, come nei palii italiani. Soffice manto erboso e ippodromi appositamente costruiti per una corsa che rimane comunque massacrante e che ancora una volta, nel Grand National scozzese, si è conclusa con la morte di due cavalli. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).