cavallo inglese ipp
GEAPRESS – Immagini che hanno fatto il giro del mondo quelle del cavallo Wigmore Hall, finito con un colpo di pistola in testa a seguito di un incidente occorso lo scorso 12 settembre nell’ippodromo inglese di Doncaster.

L’intera sequenza, realizzata dall’associazione Animal Aid è stata ora diffusa in Italia di IHP (Italian Horse Protection) in accordo con gli animalisti inglesi.

L’uccisione avviene sotto controllo veterinario, anzi, secondo quanto denunciato da Animal Aid, per mano del Veterinario. Un procedimento che ha suscitato pareri contrastanti, non solo nel mondo dell’ippica ma anche tra le associazioni zoofile inglesi. Questo anche alla luce del fatto che nulla parrebbe essere imputabile al Veterinario che ha operato secondo norma.

E’ proprio questo, però, che viene rilevato da IHP: la fine dei cavalli che non servono più. Negli ippodromi inglesi, sostengono gli animalisti, sarebbero ben tre gli animali che muoiono ogni settimana.

Per Wigmore Hall, il colpo è stato esploso col silenziatore. Un posto celato alla vista, ma non a quella del fotografo che ha immortalato la scena. Per Animal Aid, associazione specializzata proprio nel mondo dell’ippica, il cavallo si sarebbe fratturato la zampa anteriore sinistra, galoppando a tutta velocità in una corsa contro altri otto cavalli. L’incidente è avvenuto a circa 600 metri dal traguardo.

Così come riportato in Italia da IHP lo stesso cavallo , nei suoi cinque anni “di carriera”, avrebbe partecipato a 42 corse disputate anche negli Stati Uniti, in Canada, Dubai, Singapore, Hong Kong e Francia. Oltre 1,3 milioni di sterline, i premi accumulati. Superfici diverse, così come terreni e distanze variabili, tra le accuse formulate. Una tesi rigettata, però, dal mondo dell’ippica per le implicazioni che tali eventi potrebbero avere avuto nella fine del cavallo.

Eppure buona parte delle storie dei cavalli da corsa sembrano essere poco conosciute, quasi celate dietro un velo di segretezza. Animal Aid, riesce però a dare un nome a molti di quelli che muoiono prematuramente sulle piste, pubblicato tutto su internet.

Secondo Dene Stansall, consulente di Animal Aid, il cavallo ora abbattuto sarebbe solo uno dei tanti. La tesi degli animalisti punta sul fatto che, una volta menomati, tali cavalli non avrebbero più alcun valore commerciale.

La vicenda di Wigmore Hall, ha movimentato due diverse opinioni che si sono contrapposte nei quotidiani inglesi The Daily Mirror e del The Guardian. Proprio in quest’ultimo sono apparse dichiarazioni in campo zoofilo che sono sembrate andare in supporto delle tesi degli amanti dell’ippica. Il Veterinario, in sintesi, non poteva fare diversamente ed il fotografo avrebbe potuto interferire con l’operazione di abbattimento.

In difesa dei regolamenti e loro severità, si è espresso il Defra (Department for Environment, Food & Rural Affairs) mentre la British Horseracing Authority, sulle colonne del The Guardian, si è dichiarata contrariata per la decisione di pubblicare le foto. La stessa associazione, nell’articolo del Daily Mirror, ha riferito come l’incidente sia stato quest’anno l’unico mortale a Doncaster su 1.563 corridori, e che la priorità della British Racing è quella del benessere dei cavalli. Nel caso specifico la diagnosi dei veterinari riportava l’incurabilità del cavallo. Il metodo, per motivi umanitari, doveva essere quello attuato.

Opinioni diverse con quelle degli animalisti che accusano ritmi intensi e continui spostamenti dei cavalli.

Vale, però, la domanda: perchè non  mostrare la fine dei cavalli? Una polemica che anche in Italia ha tenuto banco, ad esempio nel mondo dei Palii, dove la soppressione degli animali non è sempre immediatamente comunicata e di certo non documentata.
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