GEAPRESS – Guai in vista per i cavalli e, fiscalmente parlando, anche per i loro possessori. A breve, infatti, entreranno in vigore le nuove norme previste dal decreto legge n. 78 del 2010 che introdurranno un diverso regime di accertamento fiscale. Il Governo, infatti, proverà ad indirizzare il fisco verso i redditi non dichiarati non più sulla determinazione forfettaria di un possibile imponibile, ma bensì su un calcolo meno empirico delle spese sostenute. Inoltre, più spese per più beni di lusso e maggiori informazioni affluiranno all’Agenzia delle Entrate. Se hai, ad esempio, una preziosa automobile d’epoca, non potrai giustificare, per la sua manutenzione, 50 euro l’anno. Se hai un cavallo, tanto peggio. E’ il cosiddetto “sposometro”, in base al quale diventerai ancor di più un soggetto che crea sospetto, ed il tutto, ovviamente, ha una logica. La macchina di lusso non è cosa da poco e può essere mantenuta solo da chi ha un reddito proporzionato. Ma per il cavallo, è sempre così?

Purtroppo gli equini sono un bene, un oggetto da attenzionare al fisco. Sicuramente la cosa non farà molto paura ai mille proprietari di cavalli tenuti prigionieri nelle stalle bugigattolo delle corse clandestine del sud Italia. Diverso discorso per i proprietari delle scuderie ufficiali, magari che corrono all’ippodromo. Lì il fisco potrebbe arrivare … accertare. Ma per chi non è mafioso e non corre neanche all’ippodromo, come inciderà tutto ciò?

A prescindere se ippodromo o piccolo maneggio, probabilmente in molti si sbarazzeranno del cavallo andando ad incentivare quello che ormai da tempo viene chiamato “randagismo equino”. Cavalli spesso ritornati allo stato brado un po’ in tutte le regioni italiane. Anzi, in alcuni casi sono stati abbattuti per la loro (presunta) pericolosità. Vi sono, però, anche i veri amanti dei cavalli. Le Associazioni che tentano di recuperarli o anche singoli che si prodigano per loro. Pure loro dovranno dichiarare e, probabilmente, saranno le prime vittime di un sistema (ovvero quello fiscale) le cui basi teoriche non sono, però, sbagliate. Questo perché il cavallo è per la legge italiana un oggetto né più e né meno come una casa ai Parioli (come a Tor Vergata) ed una vacca da latte di noto formaggio stagionato italiano che a due anni di età finisce macellata per gli hamburger di noto fast food americano.

Ovviamente a noi piacerebbe che non si mangiasse più carne e che i bovini, come i cavalli, ma anche cani, passeri e rane, fossero semplicemente esseri viventi da lasciare, cioè, vivere. Ma le cose fiscalmente stanno in maniera diversa. Potrebbero non esserlo, almeno per il cavallo, se gli fosse riconosciuto lo status di animale d’affezione.

Anni addietro la LAV portò avanti una campagna promozionale per riconoscere gli equini come animali d’affezione. La proposta di legge (norme per la tutela degli equini e loro riconoscimento come animali di affezione) addirittura tutt’ora annunciata dalla LAV come fatta presentare da sé stessa, porta come prima firma quella dell’attuale Vicepresidente della VII Commissione della Camera dei Deputati Paola Frassinetti. Secondo le intenzioni si doveva procedere gradualmente, fissando una serie di paletti per arrivare all’obiettivo finale: il divieto di macellazione. Peccato, però, che dopo le roboanti presentazioni, la proposta di Legge 2268, così come venne consegnata alla Commissione Agricoltura nell’ormai lontano settembre 2009, rimase piantata al primo paletto. L’On.le Frassinetti, in una bella intervista rilasciata a Cavallo Magazine, confermò la collaborazione animalista e spiegò come il fine carriera del cavallo fosse, purtroppo, quello del macello. Scopo della legge era, pertanto, quello di “spezzare quella terribile catena vecchiaia-macello“. Cartelline stampa, bei propositi, successi nel campo dei diritti degli animali rimasti, ancora una volta, alla catena. Nel frattempo, in totale sordina, la stessa VII Commissione della Camera (ovvero quella Cultura) ove siede l’On.le Frassinetti, annullava ogni riferimento (ed in totale sordina anche animalista), la proposta di legge per un circo senza animali. E dire che anche lì ci sono cavalli.

E pur vero, però, che la proposta Frassinetti, viaggiava (… per modo di dire) con un vizio di ingenuità. Puntava tutto sull’eliminare il macello per i cavalli. Cosa sacrosanta (e non solo per loro), ma può tutto questo proporsi senza considerare il mondo dell’ippica? A proposito del redditometro, per Horse Angels, l’Associazione Nazionale per la Tutela degli Equini, assolutamente no.

Horse Angels, che sta guidando la protesta contro il redditometro, rimane del parere che il cavallo dovrebbe essere tolto da questo tipo di accertamento fiscale. Inoltre, per tutti gli equini, deve valere il riconoscimento di animale da affezione. Per questo ha indetto una apposita petizione. Purtroppo, però, gli ostacoli non sono pochi ed uno di questi è rappresentato, sempre per Horse Angels, dal mondo dell’equitazione. In sintesi, finché il cavallo sarà trattato come oggetto da usare e poi gettare nel circuito della macellazione, sarà molto difficile interloquire con l’Agenzia delle Entrate.

Infatti, i cavalli sono ancora in buona parte considerati come oggetti, e non soggetti di diritti. E’ una triste realtà, ma l’ipocrisia (ovvero ignorare la realtà dell’ippica, secondo Horse Angels) non fa bene al cavallo.  (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).