Potrebbe sembrare un paradosso, ma alla protezione degli animali fa più danno un solo palio di cavalli che non l’intero uso degli animali vivisezionati. Il palio è fondamentalmente spettacolo. Prova ne è che molti di essi, senza i contributi per la promozione turistica, probabilmente non esisterebbero. L’effetto di un cavallo azzoppato si amplifica anche nell’orrore di quello che è comunque uno spettacolo addirittura diffuso e rivendicato da consorzi che in esclusiva cedono poi a network televisivi nazionali. Come tale il palio è legittimato e pertanto …. educativo! Nessuna meraviglia se un paio di anni addietro qualcuno propose il Palio di Siena come patrimonio culturale immateriale. La strampalata idea doveva sicuramente essere stata partorita da chi non si è posto qualche problema. Purtroppo, e non solo a Siena, è probabile che questa idea sia stata discretamente condivisa. Se la nuova legge contro i maltrattamenti di animali ha previsto l’esclusione dal suo campo di applicazione delle manifestazioni storiche che fanno uso di animali, questo significa che  l’opinione diffusa è che l’azzoppamento o la morte di un cavallo del Piano di Siena, come tante ne sono avvenute soprattutto nella famigerata curva di San Martino, non debba essere considerato un maltrattamento. Un fato imponderabile o un cavallo con tentazioni suicide debbono essere, contro ogni ragione, le uniche cause di morte.

Soprattutto durante le curve, specie se prese a forte velocità, le zampe del cavallo in fase di torsione sono sottoposte ad uno stress meccanico tale da rendere probabile la rottura delle porzioni distali delle zampe. I controlli preventivi sono spesso palliativi. Nessuna pur accurata risonanza magnetica (ammesso che sia stata mai prevista da qualche parte)  può escludere la presenza di microlesioni tali da aumentare la possibilità di un grave incidente.  Il pericolo è ancor più accentuato dalla diffusa abitudine di nevrectomizzare la zampa del cavallo. In pratica viene rescissa la porzione di nervo che si irradia in prossimità di importanti processi articolari. Il cavallo non avverte più il dolore che precede il cedimento meccanico, e si frattura  facilmente. In un paese dove non si riesce ad imporre  neanche il controllo della fedina penale per i fantini dei palii in odor di mafia, è probabile che i controlli sui cavalli siano sostanzialmente inesistenti. Nei palii, del resto, non vanno cavalli da Wimbledon. In molti posti, il loro riciclo in bistecche e polpette, non fa scandalo.

Quello dei palii è un sistema che bisogna avere il coraggio di vietare. Come minimo, da subito, in alcune regioni. Quando i Sindaci di alcuni paesi hanno contrariato le ordinanze prefettizie che vietavano i palii tradizionali perchè in odore in mafia, forse non erano nè ingenui nè collusi. Vi è infatti una terza possibilità. Che sapessero benissimo di cosa si trattasse, ed incapaci di una politica coerente hanno segretamente sperato nell’intervento del Prefetto. Così i voti rimanevano al loro posto. In tale sistema, l’emanazione di ordinanze ministeriali o quant’altro di ritenuto utile a regolamentare il settore, rischia solo di riconoscerlo definendolo sostanzialmente su un piano di legittimità.