GEAPRESS – Una manifestazione ben riuscita e colorita, con la quale si è cercato di mostrare, con creatività, la tristezza degli animali reclusi nei circhi. Il circo attendato a Rovigo, ed oggetto delle attenzioni dell’Associazione Venus in Fur, è uno dei più famosi e ricchi d’Italia. Addirittura il Medrano, le cui performance con animali sono state criticate finanche in Israele, da dove provenivano, anni addietro, due piccoli scimpanzé sbadatamente registrati con altri certificati Cites tanto da essere poi sequestrati dal Corpo Forestale dello Stato. Acqua passata e poi qualche errore l’insegna circense potrà pure averlo commesso e per questo non tutto potrà esserle addebitato, come ad esempio la vistosa riga con la quale un frustrato temperino ha mandato dal verniciatore l’automobile di una delle attiviste di Venus in Fur.

Che peccato perdere il controllo per chi non imprigiona nessuno, se non un finto ma animato leopardo con il quale si è caratterizzata la manifestazione. Spiega Simona Stefani, portavoce di Venus in Fur: “vogliamo far capire alle persone che gli animali nei circhi ci sono costretti, come in una condizione di schiavitù. Per quanto possano essere “tenuti bene”, gli animali dei circhi vivono la loro vita in gabbia, umiliati e condizionati, ad esempio, dalla frusta”.

La teoria che gli animali nei circhi vengano picchiati per essere addestrati, sebbene documentata con telecamere nascoste in due dei principali circhi americani ed inglesi, viene stigmatizzata dai rappresentanti circensi italiani che sottolineano come il loro addestramento sia “con dolcezza”. Peccato però che tale dolcezza, descritta da vari circensi tra cui la stessa Liana Orfei, si basi sul condizionamento a compiere un esercizio, impresso nella mente degli animali con ripetitive e lunghe sessioni stimolate dalla somministrazione di cibo e, nel caso di errori, con “punzecchiature”. A ciò vanno aggiunte le condizioni di detenzione negli zoo, oggetto di intervento del Ministero dell’Ambiente e per ben tre volte modificate in favore della costrizione circense.

Aggiunge la Vicepresidente di Venus in Fur, Raffaella Passavanti: “A parte gli “spettacoli” e gli esercizi, gli animali rimangono per il resto del tempo in gabbie in quanto tali non adatte a soddisfare le loro esigenze etologiche, a volte incatenati (come nel caso degli elefanti), soggetti al caldo e al freddo. Per molti animali non abituati all’estate europea, il caldo rappresenta un vero e proprio tormento. Anche i continui spostamenti creano gravi disagi, visto che avvengono in condizioni durissime ed estenuanti per gli animali.

Proprio perché la bravura degli artisti è fuori discussione, hanno sottolineato gli attivisti di Venus in Fur, un circo di questo livello non ha certo bisogno di animali per portare avanti il proprio nome. Se si trattasse di uomini tenuti senza libertà e sballottati da una città all’altra, ci sarebbero protesta continue. “Noi cerchiamo di dar voce a chi non ce l’ha – ha aggiunto la portavoce di Venus in Fur – a chi ha il diritto di vivere la propria vita nell’ambiente a lui più consono, senza essere considerato fonte di guadagno. Abbiamo per troppo tempo trattato gli animali come cose a nostra disposizione.

Venus in Fur, che intanto prende atto del vigliacco danneggiamento dell’automobile della sua attivista, invita a frequentare solo circhi senza animali, come il Cirque du Soleil un esempio tra tutti, circhi cioè senza violenza, in cui gli artisti possano mettere in mostra la loro bravura rispettando i diritti di tutti. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).