GEAPRESS – La Forestale ha dato comunicazione del ritrovamento del canguro scappato dai quartieri invernali del Circo Togni. I fatti sono avvenuti a Rio Saliceto, in provincia di Reggio Emilia. Nessuno, però, si è ricordato che già negli anni scorsi vi era stata un’altra fuga, sempre dallo stesso posto. Nel 2004, si era trattato di tre antilopi. Provenivano dall’est Europa ed in quel caso la cattura non andò bene, Un animale, infatti, morì.

Solo per rimanere nell’ultimo decennio, dai circhi italiani sono scappati tigri, ippopotami, zebù, e finanche elefanti. Giova ricordare come molti di questi animali sono considerati pericolosi per l’incolumità pubblica. Sono, infatti, inseriti in un elenco di specie così considerate da un decreto risalente nel 1996. Non potrebbero più essere detenuti, ma tra i vari aiuti di cui gode il mondo del circo, vi è stato anche quello di derogare ad una disposizione di legge che ne aveva imposto il divieto (senza specificarne, allora, alcun elenco) risalente addirittura al 1992.  Poi arrivò la lista di specie (comprendente anche il canguro ripreso dalla Forestale) e la cosa clamorosa fu che tutti i circhi italiani che fecero richiesta di idoneità alla detenzione, furono dichiarati inidonei.

In pratica, i circhi non avrebbero potuto più detenere molti degli animali attualmente posseduti. Ed invece, in un provvedimento calderone di fine anno, risalente al dicembre 2008, venne modificata la legge a sua volta inficiata da una infinita serie ci circolari ministeriali che hanno ulteriormente annacquato quello che ormai è solo un pallido ricordo dell’originale divieto.

Da allora molte fughe ed incidenti, anche mortali. Il primo circo italiano, per morti e feriti causati da animali pericolosi negli ultimi dodici anni (ovvero dopo l’annacquamento del divieto) non è uno sconosciuto serraglio ambulante di periferia, ma bensì il più noto e finanziato tendone italiano, ovvero l’insegna circense di Moira Orfei.  

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