GEAPRESS – Il Professor Manfredi, materano di nascita, vive e lavora a Bari (dove, tra l’altro,  difende una colonia felina dagli attacchi di vicini intolleranti), è stato Sindaco di Matera dal giugno 1994 al giugno 1998 (allora la carica di Sindaco durava quattro anni). Eletto con un vero e proprio plebiscito, ha sempre anteposto la qualità morale come conditio sine qua non  per la governabilità della Città.

Concluso il  mandato, nel 1999 ha pubblicato il libro “Signor Si’. Diario frammentario di un Sindaco del Sud (1994-1998)”, per i tipi della Franco Angeli, Milano.
Il testo potrebbe diventare un sussidiario per chi si accinge a governare le Città; potremmo farne ‘gentile omaggio’ a quegli amministratori sordi alle istanze di etica, condivisione ed affermazione di diritti avanzate dalla base cittadina più sensibile.

GEAPRESS: Signor Si’ (con l’apostrofo, non con l’accento, perché era abbreviazione di Signor Sindaco!), in questi giorni il dibattito sul circo con gli animali è tornato clamorosamente alla ribalta nella Città di Matera. L’attuale Sindaco, Senatore Salvatore Adduce, ha preso una posizione ben definita contro l’uso degli animali nei circhi (vedi articolo GeaPress). Da ieri, 19 maggio, è attendato il circo di Moira Orfei, la Commissione per la vigilanza sugli spettacoli ha concesso il via libera e gli spettacoli sono iniziati.
Signor Si’, lei nel 1997,  ad aprile, condusse una strenua battaglia contro un altro circo Orfei, il Coliseum di Lena e Rinaldo Orfei. La vicenda superò il confine cittadino, tanto che il Corriere della Sera, il 21 aprile di quell’anno, dedicava un ampio articolo alla vicenda, scrivendo, tra l’altro: “Circo Orfei a Matera – Il Sindaco dice “no”. MATERA – E’ finito in Procura il braccio di ferro tra Comune di Matera e circo Coliseum di Lena e Rinaldo Orfei. Il Sindaco Mario Manfredi non ha concesso il permesso, il circo si è installato; Manfredi ha quindi inviato una lettera a Procura e Prefetto, chiedendo interventi “perché il territorio non sia trattato come un far west“. Il circo ha allora trasferito a Bari gli animali feroci”.
Per anni Matera non è stata più infastidita (per dirlo con un eufemismo) da altri circhi con animali. Ci vuole raccontare qualche particolare di quella vicenda?

PROFESSOR MANFREDI: Si noti che l’ordinanza sindacale richiamava anzitutto il divieto di qualsiasi forma di “accampamento” sul territorio del Parco della Murgia, e in seconda battuta poneva la necessità di rispettare la più avanzata sensibilità nei confronti degli animali. Nonostante ciò, la denuncia penale che inoltrai, che io sappia, non ebbe alcun seguito. Ricordi negativi e positivi: qualche Consigliere comunale (anche di maggioranza) non gradì la mia iniziativa; durante uno spettacolo i circensi ironizzarono su di me e una parte del pubblico applaudì; un sacerdote protestò a favore del circo; molti mi manifestarono simpatia e consenso; l’Arcivescovo mi disse: “La sua posizione le fa tantissimo onore”. Insomma, per la prima volta ci fu un dibattito. Se oggi quel dibattito si rinnova, forse lo si deve anche a quello che successe tanti anni fa: un seme che germoglia. Quanto al problema in generale, non sarebbe difficile risolverlo, se i poteri pubblici lo volessero. Si sa che i circhi sopravvivono grazie ai contributi statali. Dunque, non ci sarebbe bisogno di divieti. Basterebbe che i finanziamenti fossero riservati ai circhi che non usano animali. Non sopravvivrebbero? Dipenderebbe dalla qualità dello spettacolo. E, comunque, è un’obiezione che non regge. Sarebbe stato come dire – negli Stati Uniti del XIX secolo – che la schiavitù non si poteva abolire senza mettere in crisi le piantagioni di cotone, o come dire – ancora oggi – che non si può abolire il lavoro minorile nel Terzo mondo senza rovinare un gran numero di manifatture. Ciò che è moralmente inaccettabile resta tale anche in presenza di gravi ragioni economiche.

GEAPRESS: Signor Si’, negli anni del Suo mandato la Città di Matera aveva cominciato a mettere in pratica la pacifica e corretta convivenza tra uomo ed altri animali; i cani non erano prigionieri, ma liberi alla stregua dei gatti; provvedimenti molto semplici garantivano loro una vita senza sbarre: sterilizzazione, reimmissione sul territorio ed affidamento ad un tutore responsabile; un piccolo canile, usato come day hospital, bastava e non gravava ‘pesantemente’ sulle casse comunali.
Il mensile “Quattrozampe” dedicò a “I Ras del Quartiere” un lungo articolo e la copertina del giornale.
L’amministratore delegato della Lamborghini scrisse tramite “La Gazzetta del Mezzogiorno” una bella lettera a tutti i materani, ringraziava la Città dove sorridevano anche i cani.
Il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, in visita alla Città si fermò ad accarezzare un grosso cane di quartiere, Vito,  da allora ribattezzato Oscar, e, citando  Gandhi, ricordò ai cittadini che la civiltà di un popolo si vede da come sono trattati gli animali. Il Presidente, poi, ricordava che il suo cane era un trovatello adottato al canile.
E poi c’era Bianchina, piccola ed intraprendente, che assisteva ai Consigli comunali.
Quale di questi episodi vuole commentare brevemente?

PROFESSOR MANFREDI: Ricordo che ringraziai pubblicamente Scalfaro per quel gesto, dicendo che m’era parso simbolico di un’attenzione verso i deboli in generale. L’Ordinanza con cui si autorizzava a reimmettere sul territorio i cani sterilizzati –  in mancanza di posti nel canile – fu innovativa e derogava rispetto alla normativa nazionale. Ma l’acquisto probabilmente più utile e duraturo di quella politica fu l’idea che i randagi potessero essere parte integrante del territorio urbano a livello di quartiere, “interlocutori” degli umani, e non fattori di disagio e pericolo. Il problema insomma andava gestito responsabilmente, non patito esclusivamente come l’effetto di un’inefficienza dell’Amministrazione comunale. Si trattava – e si tratta ancora – di rendersi conto del fatto che il randagismo è colpa dell’uomo, perché il cane, come animale domestico, è stato “inventato” dall’uomo e non può vivere senza l’uomo. Il randagismo è un caso di abbandono della creatura da parte del creatore!

GEAPRESS: Per un amministratore mettere in pratica la corretta e pacifica convivenza è sicuramente più difficile che assecondare le posizioni dei cittadini più retrivi. Il trend nazionale è di regressione, sempre di più si sta perdendo la democraticità; l’assetto della nostra società è sempre più piramidale ed al vertice c’è l’uomo (maschio), bianco e ricco. Le donne, gli immigrati e gli animali staranno sempre alla base della piramide sostenendone il peso e non godendo nessun vantaggio.
Come possiamo riportare l’Etica al centro della nostra società?
Ci può dare qualche consiglio da “girare” ai nostri attuali amministratori?
Ci sono segnali di un rovesciamento della piramide?

PROFESSOR MANFREDI: Domande formidabili a cui si possono dare solo esili risposte. Riportare l’etica al centro? Direi piuttosto renderla diffusa e pervasiva, a partire evidentemente da valori condivisi, sui quali bisogna anzitutto mettersi d’accordo. Poiché non è facile, cerchiamo almeno di individuare un “minimo etico” su cui convenire. Si potrebbe cominciare, per esempio, dall’impegno ad assolvere i propri doveri nel contesto lavorativo, con serietà e rigore. E poi, mettere in circolo i discorsi giusti (sulla tolleranza, sull’accoglienza, sulla compatibilità ambientale, sui limiti dello sviluppo e su tanto altro ancora): il potere del linguaggio è molto più grande di quanto si pensi. Si fanno le cose giuste al traino delle parole giuste.
Agli Amministratori un invito contro corrente. Si esalta sempre la necessità di “stare tra la gente”, per coglierne umori e bisogni. Va bene, ma l’opinione pubblica va anche orientata con discorsi e scelte coraggiose o impopolari, poiché la posizione dell’amministratore ha in sé qualcosa di etico e di istituzionale in senso forte.
I segnali di “rovesciamento” sono nei fatti e vengono da discorsi e da pratiche ispirati dalla solidarietà e da bisogni di giustizia. Non sarei pessimista, anche se c’è il rischio che la regressione economica faccia perdere quel tanto di avanzamento della sensibilità comune che si è realizzato. Per il resto, si sa, niente si conquista senza lotte forti e lunghe. Bisogna che ciascuno, nel proprio ambito, faccia la sua parte, a cominciare dai propri doveri. Dopo la grande abbuffata di discorsi sui diritti degli ultimi decenni, è il momento di riportare l’enfasi sui doveri, dal momento che il riconoscimento dei diritti di qualcuno richiede sempre l’assolvimento di doveri da parte di altri.

GEAPRESS: Grazie, Signor Si’.

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